
“Per una politica seria occorre riflettere prima di lanciare slogan”. Michele Foletti dixit. Il responsabile del dicastero Finanze di Lugano, il giorno dopo il sì ticinese alla tassa sul sacco, frena gli entusiasmi. Tradotto: il moltiplicatore sulle rive del Ceresio rischia di restare esattamente quello che è. Una cosa sono i sogni. Un’altra è la dura realtà.
Carta canta: il piano finanziario per il 2018 prevede due milioni di deficit. Che sarà mai, si potrebbe azzardare, rispetto al disavanzo di 50 milioni che la città ha registrato nel 2013?
Il problema è che quei due milioni non sono cifre a casaccio: sono calcolati già tenendo conto dell’introduzione della tassa sul sacco e di un aumento di due punti di moltiplicatore. Non è tutto: il Cantone non riverserà più ai comuni la quota parte della tassa sugli utili immobiliari. Stiamo parlando, per la sola Lugano, di altri 5 milioni di franchi che prendono il volo. “Bisogna anche calcolare" aggiunge Foletti ai microfoni di TeleTicino, "quanti soldi in meno prenderemmo dai contributi di livellamento e dalla perequazione, con 2-3 punti di moltiplicatore in meno”.
Se tutto ciò ancora non bastasse, il nuovo regolamento sui rifiuti luganese è tuttora fermo al Tribunale Cantonale amministrativo. I tempi, per l’introduzione della tassa sul sacco, insomma, potrebbero allungarsi. La situazione non è dunque rosea. Soprattutto per i colleghi di Municipio che ieri dichiaravano “ora abbassiamo il moltiplicatore”.
Foletti lo ha detto chiaro: prima di grandi annunci è meglio riflettere. Il municipale leghista entro fine giugno presenterà all’Esecutivo l’aggiornamento del piano finanziario. Poi, il Municipio deciderà il da farsi. Fermo restando che l’ultima parola, in fatto di moltiplicatore, resta sempre nelle mani del Consiglio comunale. Le cifre non sono rosee e la battaglia sul moltiplicatore è soltanto all’inizio.
Tutti i dettagli nel servizio di TeleTicino
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

