
C'è un po' di Ticino, oggi nella rubrica "Italians", il blog del Corriere della Sera curato da Beppe Severgnini, dove gli italiani raccontano le loro disavventure nel mondo.
Oggi a raccontare le proprie peripezie è Andrea, un cittadino italiano residente in Ticino. Nel suo mirino c'è il consolato italiano di Lugano, città che, come specifica l'autore dello sfogo, si trova a meno di 10 chilometri dal confine italiano ed è inoltre esente da possibili limiti linguistici.
Andrea parla di "burocrazia medievale e informatizzazione a livelli da terzo mondo". Definizioni che si permette di dare al consolato italiano solo oggi, dopo anni di tribolazioni.
Il tutto cominciò quando Andrea ebbe un figlio, tre anni fa, da quella che all'epoca era la sua compagna. A causa di informazioni errate ricevute dagli uffici elvetici, il figlio prese il cognome della madre. Andrea però si recò subito in consolato per regolarizzare il riconoscimento e dare al figlio il proprio cognome in Italia, in modo da poterlo successivamente cambiare anche in Svizzera.
Ma la visita al consolato italiano di Lugano, per Andrea, non deve essere stata delle più rassicuranti. "Atto notarile redatto da un impiegato con una famigliarità con il pc imbarazzante" scrive Andrea. "Un'ora per scrivere mezza pagina, con l'ausilio del solo anulare della mano destra."
Tant'è. Con grande fatica Andrea e la sua compagna riuscirono ad ottenere e firmare il documento. Per l'approvazione dell'atto notarile mancava quindi solo il via libera del Tribunale dei minori.
Dopo tre anni (Andrea sottolinea "tre anni" scrivendolo tutto in maiuscolo), la coppia riceve finalmente la tanto attesa lettera dal Tribunale dei minori. Ma, sorpresa, non si tratta di un'approvazione, bensì di una bocciatura a causa di due errori del consolato italiano di Lugano nel compilare il formulario. Il nome del figlio era stato scritto sbagliato, così come il suo luogo di nascita.
Andrea chiede se non sia possibile correggere l'errore sul posto. No, gli viene risposto al consolato, occorre rimandare il tutto al tribunale dei minori. Con il rischio di dover attendere altri tre anni.
La coppia ha finalmente risolto l'inghippo sposandosi, ciò che ha reso più agevole il riconoscimento del figlio in Italia.
Tutto bene ciò che finisce bene? Mah. Lo scritto di Andrea termina così: "Devo rinnovare la carta d'identità, ho già l'ansia..."
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