
Davvero la Svizzera rischia delle penalità finanziarie da parte dell'Unione europea a causa delle nuove norme sui permessi decise da Norman Gobbi e della decisione del Gran Consiglio di fissare al 100% il moltiplicatore d'imposta per i frontalieri?
L'ipotesi l'ha avanzata l'eurodeputato lombardo Antonio Panzeri (PD) a La Regione. Ma il delegato delle associazioni economiche per Berna e Milano, Michele Rossi, la spazza via senza tanti giri di parole.
Intervistato da Radio 3i, Rossi spiega che gli Accordi bilaterali firmati tra Svizzera e Unione europea non prevedono sanzioni finanziarie.
"In caso di divergenze di interpretazione della libera circolazione è competente il cosiddetto comitato misto, che è previsto dagli Accordi bilaterali, nel quale siedono rappresentanti della Svizzera, degli Stati membri e dell'Unione europea" afferma Rossi. "Questo comitato è competente per prendere delle decisioni sull'applicazione degli accordi. Ma questo comitato deve decidere all'unanimità e quindi l'UE non è in grado di imporre nessuna decisione alla Svizzera."
Nemmeno la Corte di giustizia dell'Unione europea, cui vuole rivolgersi un'altra eurodeputata italiana, Lara Comi (Forza Italia), potrebbe multare la Svizzera.
"Negli Accordi bilaterali non è previsto nessun tribunale internazionale, tantomeno nessun tribunale europeo, competente per valutare o per decidere sull'applicazione degli accordi all'interno della Svizzera" dichiara Rossi. "Se una persona in Svizzera non è contenta dell'applicazione che il Ticino fa degli accordi, deve seguire le vie di ricorso interne, quindi rivolgersi a un giudice svizzero, che prenderà una decisione in merito. Se la persona non sarà soddisfatta dalla decisione del giudice potrà ricorrere, ma solo fino al Tribunale federale, al di sopra non ci sarà più nessuno. Quindi chi dice di voler portare il Ticino davanti alla Corte di giustizia dell'Unione europea, dice una cosa impossibile. Perché la Corte di giustizia non ha alcuna giurisdizione per l'applicazione in Svizzera degli Accordi bilaterali."
A dire il vero, se non ci fosse stata la votazione del 9 febbraio, la Svizzera oggi avrebbe forse potuto essere sanzionabile.
"Le questioni istituzionali erano un tema in fase di discussione tra la Svizzera e l'UE, che sin dal 2010 aveva chiesto di trasformare gli accordi da statici a dinamici. Perché la Svizzera si era impegnata nel 1999 a recepire le regole in vigore al momento della firma, che non prevedevano un tribunale internazionale che possa verificare l'applicazione delle norme" spiega Rossi.
"Dal 2010 l'UE ha invece chiesto alla Svizzera di cambiare questo aspetto e quindi di recepire anche il diritto futuro che l'UE adotta in continuazione e di prevedere la giurisdizione di un tribunale al di sopra delle parti che possa controllare l'applicazione dei bilaterali" prosegue il delegato. "Queste richieste sono state discusse brevemente tra le parti ma non è nemmeno iniziato un vero negoziato, perché dopo il voto del 9 febbraio l'UE ha sospeso ogni discussione sul tema. Anche perché le questioni istituzionali delle quali si voleva discutere servono per gestire degli accordi che magari in seguito al 9 febbraio rischiano di non esserci più. Quindi l'UE ha sospeso ogni trattativa e per il momento gli aspetti istituzionali restano quelli decisi nel 1999, ovvero nessuna ripresa del diritto futuro e nessun tribunale internazionale competente per la verifica degli accordi."
Resta la possibilità, forse remota ma non per forza assurda, che all'interno di quel già citato comitato misto la Svizzera decida di auto-sanzionarsi.
"Ma il comitato misto non può dare delle multe, può prendere delle decisioni" risponde Rossi. "L'eventuale ricorrente dovrebbe poi far valere i propri diritti davanti a un giudice, rivolgendosi a un giudice ticinese e se caso poi svizzero."
Insomma, non sarebbe così semplice...
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