
Ancora non è chiaro come si procederà in merito all'applicazione dell'iniziativa "Prima i nostri", approvata in votazione popolare lo scorso 25 settembre. Ieri una delegazione del Consiglio di Stato ha incontrato il presidente della Confederazione Johann Schneider-Ammann, ma il Comitato d'iniziativa vorrebbe accelerare i tempi.
Il Consigliere nazionale UDC Marco Chiesa e il presidente UDC Ticino Piero Marchesi hanno quindi invitato il presidente del Consiglio Paolo Beltraminelli a intervenire in modo attivo sulla questione.
"I sottoscritti firmatari, in rappresentanza del Comitato d’iniziativa, hanno dato volentieri la propria disponibilità a partecipare immediatamente a un tavolo di lavoro volto a concretizzare in breve tempo delle misure che rispettino il mandato costituzionale derivante dall’accettazione dell’iniziativa “Prima i nostri” - si legge in un comunicato diramato oggi - I partiti usciti sconfitti dalle urne ci hanno domandato a più riprese di assumerci le nostre responsabilità e questo riteniamo di doverlo correttamente fare".
Per i firmatari, il ruolo del Governo dovrà essere centrale: "Consiglio di Stato. Un Consiglio di Stato che non può nicchiare davanti a un compito talmente importante e che non può autorelegarsi al ruolo di spettatore non pagante della politica cantonale".
"Settimana scorsa abbiamo dunque chiesto pubblicamente di essere convocati dal Consiglio di Stato per costituire senza indugio il gremio che dovrà occuparsi dell'applicazione di “Prima i nostri”. Purtroppo abbiamo solo udito un assordante silenzio da parte del nostro Esecutivo e del suo Presidente".
L'UDC evidenzia una "squalificante melina con conseguente scaricabarile" tra Parlamento e Consiglio di Stato, "incomprensibile ai nostri occhi e sicuramente anche agli occhi delle cittadine e dei cittadini ticinesi".
"Il Consiglio di Stato è legittimato a istituire autonomamente un tavolo di lavoro così come ha fatto per la legge sul burqa, per l’applicazione del mandato costituzionale derivante da “Salviamo il lavoro in Ticino” e di recente, nell’ambito del rilancio economico cantonale. Interpretando anche gli espliciti auspici del Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, rinnoviamo dunque l’invito a Paolo Beltraminelli di farsi parte attiva nella costituzione di questo gremio. Ci attendiamo da lui un ruolo di primattore in qualità di Presidente dell’Esecutivo cantonale evitando il gioco a nascondino al quale non si addice la carica che riveste".
L'UDC, infine, esprime sconcerto sulle dichiarazioni riportate dai media cartacei relativamente alla visita di una delegazione del Consiglio di Stato a Berna con il presidente della Confederazione Johann Schneider-Ammann.
Nei testi si afferma, ad esempio, che “I tre consiglieri di Stato hanno spiegato a Schneider-Amman che il testo accolto dai ticinesi chiede l’introduzione di una preferenza indigena sul mercato del lavoro, sulla stessa linea di quanto sta elaborando il Parlamento federale per applicare l’iniziativa contro l’immigrazione di massa”. Frasi che i democentristi non hanno per nulla gradito.
"Teniamo a sottolineare in maniera chiara e ferma che “Prima i nostri” non si avvicina per nulla a quanto si sta discutendo a Berna. Quello che hanno votato i ticinesi è una preferenza indigena sistematica e non a geometria variabile basata per di più su improbabili algoritmi".
"Chiediamo dunque al Consiglio di Stato di voler chiarire pubblicamente questo fondamentale aspetto discusso con il Presidente della Confederazione Schneider-Amman in maniera tale da poter correggere il tiro qualora fosse stato erroneamente informato così come riferito dai media", conclude il comunicato.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

