
"È auspicabile rispettare l’ambiente, ma senza divieti, senza provocare un’esplosione dei costi e senza il pericolo di restare a secco di energia". Così l'UDC ticinese si è esprime sul Piano energetico e climatico cantonale (PECC), messo in consultazione dal Consiglio di Stato fino al prossimo 30 aprile.
"La neutralità climatica è utopica"
Il progetto, ricordiamo, ha l'obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Ma per l'UDC è troppo utopico. "Si vuole decarbonizzare e non dipendere dalle energie fossili e dai paesi che le producono, dimenticando che le infrastrutture delle fonti energetiche rinnovabili vengono prodotte quasi nella totalità in Cina con un notevole impatto ambientale".
"Il Ticino più papista del Papa"
Il partito critica inoltre il fatto che le proposte del Cantone vanno oltre quelle contenute nella legge federale sull'energia, "già estreme e ideologiche per conto loro", su cui il popolo è chiamato ad esprimersi il prossimo 18 giugno dopo il lancio del referendum del partito stesso. "Che il Cantone miri ad una politica energetica rispettosa dell’ambiente è giusto, ma con il suo Piano energetico e climatico intriso di ideologia ambientalista estrema, il Ticino vuole essere più papista del Papa e andare addirittura oltre alla Legge federale che sarà votata il prossimo 18 giugno", sottolinea l'UDC.
La questione dei costi
Viene messo inoltre l'accento sui costi che resteranno sulle spalle della popolazione e delle imprese. "Secondo le stime del Politecnico di Zurigo (ETHZ) solo la Legge federale comporterà un aumento dei costi energetici annui di 6'600 CHF per ogni economia domestica. Davanti a tali cifre spaventose non sorprende che il Cantone nel testo in consultazione non abbia dato alcuna indicazione sui costi, che il proibizionismo ideologico del PECC comporterà inevitabilmente".
L'approvvigionamento energetico
Il partito si dice inoltre preoccupato per l'approvvigionamento energetico. "Gli ultimi mesi hanno fatto emergere lo spettro di una crisi energetica. Passare in modo così repentino dalle fonti energetiche fossili all'elettrico è pura illusione e aumenterà ulteriormente la penuria di elettricità. Per non parlare delle enormi difficoltà nella gestione della rete elettrica, dove un massiccio aumento della produzione discontinua di energia da fonti rinnovabili causerà gravi difficoltà nel gestire la sua stabilità. Una stabilità per la quale si prevedono investimenti miliardari aggiuntivi".
Il cambio di nome
Critiche vengono rivolte infine al cambio di nome, che da "Piano energetico cantonale" (PEC) è diventato "Piano energetico e climatico cantonale" (PECC). Un'operazione propagandistica secondo l'UDC, per cui il Piano energetico cantonale è un documento "troppo importante per essere inquinato dall'ideologia".

