
La politica sociale non deve limitarsi a garantire il minimo vitale: affinché sia efficace deve basarsi su un secondo pilastro, quello dell'integrazione, sostiene l'Unione delle città svizzere (UCS). Per spezzare il circolo vizioso della povertà questo processo di coinvolgimento deve intervenire il più presto possibile, sin dalla prima infanzia, e non deve coinvolgere solo gli stranieri, hanno spiegato oggi in una conferenza stampa a Berna i responsabili di "Iniziativa delle città: politica sociale", un organo della UCS.Stando agli specialisti questa integrazione deve intendersi in uno "spirito di rete", che coinvolga tutti gli attori e che superi la polarizzazione del dibattito intervenuta negli ultimi tempi, complice l'aumento dei costi dell'assistenza sociale, dell'assicurazione invalidità e dalla disoccupazione. Per "Iniziativa delle città" - che al riguardo ha pubblicato un documento strategico - la politica sociale è da intendere come compito comune, che coinvolga formazione, sanità, alloggio, ambiente, economia, lavoro, sport e cultura. L'Unione della città si impegna inoltre per uno sviluppo urbano che valorizzi anche la qualità di vita e l'integrazione sociale di tutti e auspica una "collaborazione triangolare" fra comuni, cantoni e Confederazione.Anche quattro città ticinesi fanno parte dell'organizzazione: Bellinzona, Chiasso, Locarno e Lugano. ATS/Red
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