
La maggioranza del Gran Consiglio (65 voti favorevoli, 2 contrari e 8 astenuti) ha dato via libera oggi agli obiettivi della pianificazione universitaria cantonale per il quadriennio 2025-2029 e staccato un assegno per USI, SUPSI e il Dipartimento formazione e apprendimento (DFA) di oltre 730 milioni di franchi. Non sono mancate però alcune critiche, soprattutto dall'area di destra. Ne abbiamo parlato con il direttore della SUPSI Franco Gervasoni, che ha assistito al dibattito dalla tribuna in Gran Consiglio.
Un segnale positivo in un momento critico
La decisione di rinnovare i crediti è stata prima di tutto ben accolta, sottolinea Gervasoni. "Per me è una grande soddisfazione. Abbiamo lavorato congiuntamente con il DECS nell'arco dell'ultimo anno. Il responso del Gran Consiglio è stato quasi un plebiscito a favore del polo universitario cantonale. Un bel messaggio in un momento relativamente critico se guardiamo alla preoccupazione verso i tagli federali che si annunciano per i prossimi anni".
Attirare studenti confederati
Come detto, dalle file del Gran Consiglio si sono levate anche voci critiche. Per la Lega bisognerebbe per esempio attrarre più studenti confederati. "Le critiche vanno sempre ascoltate con attenzione, sono quasi sempre fondate", risponde Gervasoni. "Dobbiamo lavorare per portare studenti dalla Svizzera interna in Ticino. Non è facile in relazione alla qualità dell'offerta che sta dall'altra parte. Dobbiamo fare anche in modo che alcuni studenti ticinesi restino in Ticino per conoscere, almeno a livello Bachelor, le opportunità che questo Cantone garantisce al termine degli studi".
L'accusa di italianizzazione
C'è stata anche un'accusa di italianizzazione dei nostri istituti. "Siamo in una regione di confine e siamo un ente che richiama un'elevata specializzazione. I collaboratori che vengono dalla vicina Italia sono sicuramente una forza importante", puntualizza Gervasoni. "Non dimentichiamo che anche grazie a loro la Supsi si è sviluppata in questi anni. Tutto va relativizzato e contestualizzato ai numeri reali. Abbiamo un 15% di personale frontaliero. Sentendo la politica sembrerebbe che sia la maggioranza. Bisogna sempre fare un'analisi sui dati effettivi".
La politica universitaria
È stato infine sottolineato che il Cantone investe meno in politica universitaria. Da questo profilo si può migliorare? "Bisogna essere realisti e fare attenzione quando si analizzano questi dati. Il nostro Cantone è giovane dal punto di vista della politica universitaria, abbiamo solo 30 anni con la presenza di usi e supsi in ticino. Altri Cantoni hanno una storia molto più lunga e hanno ritagliato nei crediti cantonali degli spazi più ampi nell'arco di diversi decenni. Anche questi dati vanno interpretati in chiave storica", conclude Gervasoni.

