
Il 20 novembre giovani e studenti sono stati chiamati a scioperare e a mobilitarsi contro l’austerità e la militarizzazione, con lo slogan «Lottiamo per il nostro futuro, non per le loro guerre». L’iniziativa coinvolge anche la Svizzera: sono previste manifestazioni in diverse città e azioni in ambito universitario.
La Gioventù Socialista coordinerà le iniziative a livello nazionale, mentre le azioni saranno organizzate autonomamente sul posto. Anche il Ticino aderisce, ma per ora non sono stati comunicati dettagli su orari e luoghi degli appuntamenti.
Il collegamento con Parigi
La mobilitazione è stata preparata a livello internazionale. A Parigi – spiega il Tages-Anzeiger –, rappresentanti della Gioventù Socialista svizzera hanno partecipato a un incontro con 27 organizzazioni di oltre dieci Paesi per organizzare lo sciopero. La concomitanza con la grande manifestazione francese, ha precisato il vicepresidente Julien Berthod, è stata casuale.
Le proteste delle ultime settimane in Francia e in altri Paesi europei hanno avuto rivendicazioni diverse, pur condividendo temi come carovita, istruzione e servizi pubblici. Ticinonews ha già raccolto il punto di vista del deputato socialista ticinese Yannick Demaria, presente a Parigi nel fine settimana, sulle ragioni della protesta francese. «Questi sono problemi che non riguardano solo i francesi, ma riguardano tutti noi», ci ha detto. «Ho visto decine di migliaia di persone, studenti, lavoratori e pensionati, una grande presa di coscienza collettiva che non si può ridurre soltanto alle violenze di alcuni».
Le organizzazioni ticinesi e le rivendicazioni
Nella Svizzera italiana la coalizione comprende Gioventù Socialista, Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), Sciopero per il Clima, Gruppo per una Svizzera senza esercito, Gioventù Comunista e Giovani Verdi.
La coalizione svizzera per lo sciopero giovanile contesta il riarmo e denuncia che le spese militari crescenti si accompagnano a tagli a formazione, sanità e clima. Nel comunicato cita i 800 miliardi di euro previsti da «ReArm Europe» e i 29,8 miliardi di franchi destinati all’esercito svizzero tra il 2025 e il 2028. Noemi Buzzi, del GSsE, critica anche l’acquisto degli F-35 e la modifica della legge sul materiale bellico, mentre Filippo Beroggi, del SISA, si oppone alla militarizzazione dell’istruzione: «Gli studenti e gli apprendisti non vogliono essere mandati al fronte». Nicola Terzaghi, di Sciopero per il Clima, avverte che il riarmo sottrae risorse alla transizione ecologica; Martina Manfredi, delle Giovani Verdi, richiama il ruolo della diplomazia. Il manifesto chiede inoltre investimenti nei servizi pubblici, giustizia climatica e solidarietà per i popoli oppressi.

