
"Al nostro seminario di questo fine settimana alla Parrocchia di Bellinzona - ci racconta Gianni Frizzo - c’erano circa 120 persone. E tra di loro c’erano anche rappresentanti di movimenti sindacali provenienti dalla Germania, dall’Italia, dalla Francia, dall’Austria e dal Brasile. A parte qualche rara eccezione, però, di esponenti ticinesi - e parlo soprattutto di coloro che sarebbero preposti alla salvaguardia delle condizioni sociali e di lavoro - ce n’erano ben pochi. Noi però non molliamo. E con i nostri seminari stiamo esportando la nostra esperienza: noi pensiamo che ci vorrebbe una salvaguardia dei diritti dei lavoratori. E che questa salvaguardia debba partire dallo sviluppo di una coscienza sindacale interna".C’è insomma un Ticino che fa scuola in Europa e nel mondo. E al contempo in Ticino - vedi i 74 posti di lavoro saltati alla Agie Charmilles di Losone settimana scorsa - si licenzia. Ma i sindacati ticinesi sembrano impotenti di fronte agli effetti locali della crisi globale. In questo contesto l’assenza dei vertici di Unia agli incontri organizzati dalle Officine è di quelle che si notano. Ed al contempo è sintomatica della frattura che s’è creata tra gli stessi vertici del sindacato ed i membri del comitato “Giù le mani dalle Officine” a seguito dell’assemblea di quest’estate durante la quale la sezione di Bellinzona, Biasca e Moesa silurò Frizzo e altri quattro esponenti delle Officine.“Io però non voglio fare polemica - aggiunge Frizzo – e comunque su quell’assemblea si pronuncerà presto la pretura di Berna”. “Per noi quello che conta - prosegue Frizzo – è condividere la nostra esperienza. La lotta sindacale - insisto - deve partire dall’interno, ma per poter farlo ci devono essere delle basi, delle conoscenze. Bisogna cercare di fornire ai lavoratori le conoscenze e le capacità di analisi necessarie per poter interpretare ogni iniziativa presa dalle direzioni aziendali ai danni dei lavoratori. Per il presente. E per il futuro. Sviluppando un senso critico costruttivo”. La lotta per salvare le Officine è insomma sfociata in un ciclo di seminari dal titolo: “Una, dieci, cento Officine Bellinzona. Per un sindacalismo democratico e di resistenza”. E questo fine settimana s’è tenuto il quarto incontro. Che come detto ha avuto grande successo. Ma il Comitato “Giù le mani della Officine” non si ferma al ciclo di seminari dal titolo: “Una, dieci, cento Officine Bellinzona. Per un sindacalismo democratico e di resistenza”. Ma guarda lontano. “Siamo già stati invitati a parlare della nostra esperienza in Italia, in Germania ed in Francia - conclude Frizzo - e a queste altre richieste se ne sono aggiunte altre ancora”. “Speriamo dunque- conclude - che i semi che abbiamo seminato in questi incontri possano crescere e fiorire. Noi siamo come dei fili d’erba, ma speriamo di poter diventare un grande prato”. [email protected]
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