
Lo scorso 10 luglio il Governo, compatto, ha presentato la riforma fiscale: un pacchetto di sgravi per aziende e persone fisiche dal costo totale di 150 milioni. In cambio altri 30 milioni sono poi stati destinati a scuola e socialità.
Lunedì scorso il Gran Consiglio, decisamente meno compatto, ha dato luce verde agli sgravi fiscali. Sgravi contro cui ieri sera i socialisti, con l’appoggio delle forze di sinistra, hanno deciso di lanciare il referendum. Con quali conseguenze, considerando che i messaggi su scuola e socialità devono ancora essere discussi?
"Il Governo ha presentato 3 messaggi, uno sulla scuola, uno sulla socialità e uno sulla fiscalità che erano legati da un patto. Dal momento che il PS è uscito da questo patto saranno gli altri partiti a decidere come portare avanti questi messaggi" spiega il capogruppo PLR Alex Farinelli. "Il che non vuol dire che necessariamente saranno tolte delle risorse, ma chi deciderà sarà chi quel patto l’ha mantenuto. Perché la riduzione del numero di allievi per classe può essere interessante, ma prima bisogna discuterla coi comuni.
Una sorta di avvertimento, a cui il PS risponde così: "La scuola è troppo importante per essere messa sullo stesso piano della riforma fiscale" ribatte il presidente Igor Righini. "Il PS ha analizzato i documenti e si è accorto che la riforma del DFE e di Vitta non rispecchiava le nostre aspettative. Ne esce un discorso che porterà i comuni e il Cantone a perdere un grosso introito finanziario e questo preoccupa molto".
Secondo Farinelli non verranno a mancare milioni: "Bisogna pensare che, in un mondo dove tutti si muovono, perderemmo del gettito perché le aziende sposterebbero le loro attività in altri Cantoni. 100 milioni possono sembrare tanti, ma sono il 3% delle entrate dello Stato".
"Il discorso della ricchezza e delle aziende che scappano" risponde Righini, "è un modo per implementare un sistema politico liberale di destra. Noi constatiamo che non è così. La nostra economia è fiorente, c’è tanto lavoro, il problema è che non ci sono lavoro e salari di qualità".
Due visioni agli antipodi che difficilmente potranno convergere nell’immediato e che racchiudono quindi una domanda di fondo: tanto la fiscalità, che deve adeguarsi alle norme federali, quanto la scuola, da tempo ferma al palo, necessitano di riforme. Perché allora non fare tutti un passo indietro?
"Retrocedere non si può e per andare avanti occorrono denari. La riforma di Vitta ne fa perdere troppi" ritiene Righini. "Abbiamo detto che le risorse ci sono, ma faremo noi le discussioni" dice Farinelli. "Chi si tira fuori da un patto non può pretendere di avere voce in capitolo su questo patto".
Tutti i dettagli nel servizio di TeleTicino
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

