
Non si è trattato di frode elettorale. Il candidato leghista, accusato di aver "manipolato" firme in occasione delle elezioni comunali di Losone nell'aprile 2016, è stato prosciolto dalla giudice della Pretura penale di Bellinzona Patrizia Gianelli, che ha ritenuto le dichiarazioni dell'imputato coerenti e in linea con quanto affermato da 5 testimoni convocati in aula e dai fatti accertati durante l'inchiesta.
La vicenda, come detto, risale a un fa. All'imputato veniva rimproverato di aver ingannato diverse persone, che avevano firmato quella che credevano essere una petizione a favore di una società sportiva locale, ma che in realtà si trattava della lista dei proponenti della Lega. In aula il candidato leghista ha spiegato che i fogli per la raccolta firme li aveva consegnati a un suo dipendente, che a sua volta li aveva girati a un suo parente. Tra un passaggio di mano e l'altro, il messaggio deve essere stato distorto, ma il rappresentante leghista ha sempre sostenuto di aver spiegato chiaramente lo scopo della raccolta firme, senza omettere alcuna informazione. Che poi i due abbiano agito convinti di farlo in favore di una società sportiva locale, non è stata una sua responsabilità.
Argomentazioni che hanno coinvinto la giudice, la quale ha sconfessato il decreto d'accusa del procuratore generale Antonio Perugini, contro il quale il rappresentante leghista si era opposto. Decreto che lo aveva condannato a una pena pecuniaria sospesa per due anni per frode elettorale. Le altre due persone invece, che si sono occupate di raccogliere firme, non si sono opposti ai decreti d'accusa e sono state condannate.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

