
La riapertura dell'ex caserma di Losone come centro d'accoglienza per rifugiati, sulla quale la popolazione si esprimerà il prossimo 10 giugno, spacca l'UDC. Ha infatti provocato malcontento all'interno del partito la decisione di due municipali e 6 consiglieri comunali UDC di Losone di schierarsi a favore della riapertura provvisoria, in attesa del nuovo centro per rifugiati a Balerna/Novazzano. In una nota la direttiva dell'UDC Ticino si distanzia da tale presa di posizione:
"L’UDC cantonale non è usa, generalmente, intromettersi negli affari di competenza prettamente comunale nei quali le sue sezioni godono della massima autonomia" si legge nella nota firmata dal presidente Piero Marchesi. "In questo caso, tuttavia, questa autonomia fa sì che la “Real Politik” adottata dalla maggioranza dei deputati UDC nei gremi del Comune sia nettamente in contrasto con la linea in materia d’asilo del partito nazionale e cantonale. Questi contestano infatti regolarmente le scelte assurde che il Dipartimento di Simonetta Sommaruga propone e che la maggioranza del Parlamento sostiene".
Il partito evidenzia che nel 2012 la petizione contro l'insediamento di rifugiati a Losone aveva raccolto oltre 6'000 firme ed era sostenuta dall'UDC e dallo stesso Municipio di Losone. Pure i due municipali democentristi che oggi si schierano a favore della riapertura del centro "avevano partecipato alla consegna delle fime alla Cancelleria federale", sottolinea il partito. "Adesso, costoro adducono ragioni anche non del tutto ingiustificate (i tempi e le circostanze sono cambiati, non si tratta più, come allora, di rifugiati “recalcitranti”, la caserma è del Comune che però non ha ancora deciso cosa farsene, l’introito economico per le case comunali, eccetera), ma da lì a passare da una posizione totalmente contraria a un’entusiasta adesione al progetto, ce ne passa".
La Direttiva di UDC Ticino non può quindi "far altro che distanziarsi dalla posizione assunta dalla maggioranza dei suoi deputati istituzionali in quel di Losone – salvo approvarne la decisione di sottoporre la questione democraticamente alla popolazione – stigmatizzandone l’attivo schieramento a favore del SÌ". Il partito ritiene inoltre che "un verdetto negativo uscito dalle urne costituirebbe un chiaro segnale di critica alla politica del Consiglio federale, in particolare della Consigliera federale Simonetta Sommaruga, che pone sullo stesso piano i veri rifugiati (pochi) e i migranti economici (moltissimi)".
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