
"Fermate subito i rinvii dalla Svizzera all'Italia di migranti non accompagnati." È quanto esige l'Organizzazione svizzera di aituo ai rifugiati (OSAR), che ieri ha diffuso una nota stampa, riportata da La Regione, nella quale parla di "allontanamenti illegali".
"È fondamentale che le persone in cerca di protezione in Svizzera abbiano accesso alla procedura d'asilo svizzera e che i loro diritti siano garantiti in qualsiasi momento" scrive l'OSAR, che chiama in causa Berna e il Governo ticinese, ovvero "là dove si decide quali procedure e quali disposizioni legali" gli agenti devono applicare.
L'OSAR sostiene che non basta trasferire alle autorità italiane i minorenni che non chiedono esplicitamente l'asilo. "Questo procedimento, giustificato dalle autorità svizzere sulla base della Convenzione di riammissione conclusa con l'Italia, viola le disposizioni della Legge federale sugli stranieri" scrive l'organizzazione. "La Svizzera ha invece il dovere di accertarsi che i fanciulli allontanati siano affidati a un membro della loro famiglia, a un tutore o a una struttura di accoglienza che ne garantiscano la protezione."
Per porre fine all'attuale situazione, l'OSAR suggerisce di accedere già dal posto di frontiera alla banca dati di Eurodac, che raccoglie le impronte digitali delle persone che hanno depositato una domanda d'asilo in uno Stato Dublino o che sono state fermate per entrata illegale, una banca dati accessibile dal Centro di registrazione di Chiasso ma non da parte delle Guardie di confine. Garantendo l'accesso anche a queste ultime, "si potrà determinare rapidamente il quadro normativo che si applica al caso concreto", scrive l'OSAR.
"Qualora non sia giustificata una procedura d'asilo" aggiunge l'OSAR, "la competenza in materia di allontanamenti spetta chiaramente al Cantone, il quale non può delegare questa competenza al Corpo delle Guardie di confine in assenza di una base legale."
In conclusione l'organizzazione ribadisce che il ritorno alla legalità non potrà essere unilaterale: "La situazione a Chiasso e a Como deve essere affrontata e risolta assieme agli Stati partner europei".
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