
È emerso poco fa un ulteriore retroscena sul traffico di oltre 5'000 kg d'oro sgominato dalla Guardia di Finanza di Como, che ha portato alla denuncia di 13 persone residenti in Lombardia, Piemonte e Ticino.
Un traffico che, come noto, ha potuto essere scoperto a seguito delle indagini nate dal fermo di un'insospettabile famigliuola nel giorno di Pasqua 2013, al valico di Ponte Chiasso.
Ebbene, secondo quanto riferito oggi dal tenente colonnello delle fiamme gialle Sergio de Francesco alla RSI, il metallo prezioso veniva ripulito attraverso voli in partenza e arrivo dall'aeroporto di Lugano-Agno.
Il tenente colonnello ha infatti spiegato che l'oro veniva dapprima esportato illegalmente in Svizzera tramite doppifondi degli automezzi o sull'abbigliamento delle persone. Poi, per creare una base documentale che legalizzasse la presenza di questo oro in Svizzera, veniva caricato su piccoli aerei che decollavano verso la Croazia (Pula) o la Slovenia (Portorose), dove facendo scalo tecnico non venivano sottoposti a controlli. Poi il metallo prezioso tornava in Svizzera, sempre a Agno, da dove poteva essere finalmente utilizzato come oro da investimento, in totale legalità.
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