
La Lombardia è da lunedì in zona rossa per via dell’elevato numero dei contagi. Tuttavia, nonostante sia in vigore il divieto di lasciare la regione (e addirittura il proprio comune di residenza), salvo per motivi lavorativi o di comprovata necessità, è state segnalata la presenza di molte targhe italiane nei campi del calcio amatoriale del nostro cantone, con molti giocatori e diversi allenatori provenienti da oltreconfine. Questo nonostante le attività sportive di gruppo restino vietate in tutta l’area lombarda e non rientrino sicuramente tra i “comprovati motivi” di cui sopra. Una delle segnalazioni arriva da una mamma che negli scorsi giorni ha inviato questa lettera: “Mio figlio gioca in una squadra di calcio come allievo amatoriale e quello che ho visto questa sera al campo mi ha scioccato in negativo”, scrive. “Giocatori e allenatori della squadra di adulti provenienti dalla Lombardia. Tutte targhe italiane. Con altri genitori ci siamo chiesti come sia possibile”.
Preoccupano i contagi in crescita
Secondo la signora inoltre “risultano altri allenatori di allievi provenienti da oltre confine”. Situazione che la preoccupa particolarmente vista la situazione epidemiologica, con l’Italia lunedì al secondo posto mondiale per contagi giornalieri: “Io posso capire chi entra per lavoro o necessità”, scrive la signora, “ma qui si parla di entrare per giocare, cosa che in Italia mi risulta già vietata fino a luglio. Se è vietata in Italia”, conclude, “forse sarebbe il caso di mettere urgentemente delle limitazioni anche da noi”.
“Molti frontalieri nel calcio minore”
Una situazione che non è passata inosservata anche alla Federazione Ticinese di Calcio: “È un problema anche nostro”, ci spiega il Presidente Fulvio Biancardi, “abbiamo molti frontalieri nel calcio minore, specie in Mendrisiotto e nel Locarnese. Frontalieri che dopo il lavoro giocano nelle nostre squadre e che secondo le normative italiane non potrebbero farlo”. In altri casi, spiega Biancardi, sarebbero i genitori a portare i figli oltreconfine, creando ulteriori assembramenti. Per quanto riguarda gli allenatori, alcuni sono muniti di regolare contratto e quindi risultano giustificati anche per la normativa italiana, in altri casi no, specialmente per le giovanili: “Dispiacerebbe dover lasciare alcuni ragazzi senza allenatore, ma in questo contesto sarebbe meglio evitare rischi superflui”.
“Non possiamo fare niente, squadre irresponsabili”
La questione dell’illegalità riguarda però al momento solo il territorio italiano: una volta sul suolo ticinese infatti i comportamenti non violano le normative vigenti che consentono di praticare sport di gruppo ai nati dopo il 2001 e di allenarsi agli adulti, previ dispositivi di protezione. All’interno di questi limiti, specifica Biancardi, la Federazione ha le mani legate, secondo i suoi statuti: “Per noi se sono tesserati e rispettano le nostre normative sono in regola e nessuno può vietargli di fare sport”. Non risparmia però critiche alle società: “È questione di responsabilità e buonsenso: le squadre che hanno tra le loro fila dei frontalieri e tollerano queste cose a mio modo di vedere sono irresponsabili. Sono loro che devono dire ‘ragazzi state a casa’”.
Mani legate anche a Bellinzona
Alternativamente, secondo Biancardi, dovrebbero intervenire le autorità: “Niente contro i frontalieri, ma in una situazione come questa la nostra polizia deve intervenire su quelli che rimangono qui senza motivi di comprovata necessità”. Purtroppo però anche le autorità cantonali hanno le mani legate, dato che al momento non sono previsti controlli particolari al confine con la Lombardia, in quanto la regione non è posta tra le aree a rischio dall’Ufsp. Da noi contattata, l’autorità cantonale si è limitata a riaffermare di aver richiesto più volte a Berna nelle ultime settimane di inserire più controlli alla frontiera, senza ricevere risposta positiva. Fino ad allora la materia resta di competenza dell’Amministrazione federale delle Dogane.
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