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Ticino
Lombardi: «Dietro le rivolte in Francia una crisi di autorevolezza e di prospettive»
Red. Online
4 ore fa
L'ex console onorario di Francia a Lugano commenta le proteste e la reazione inadeguata della politica - Sul Ticino: «Qualche piccolo segnale c'è, ma i nostri giovani hanno ancora una prospettiva»

Le proteste che scuotono la Francia e altri Paesi europei, sono la «continuazione di una tradizione storica, aggravata negli ultimi anni». Lo afferma il municipale di Lugano Filippo Lombardi. Per l'ex console onorario di Francia a Lugano, il problema è anzitutto di autorevolezza: il governo francese ha perso credibilità e «non basta avere i poliziotti». A pagarne le conseguenze è l'intera società. «Sono ormai migliaia  coloro che sono stati saccheggiati», evidenzia Lombardi, aggiungendo: «Ho visto che su eBay e altre piattaforme si stanno vendendo per centinaia di milioni euro le cose rubate nei negozi negli scorsi giorni».

Lombardi prova quindi a inquadrare la situazione: «C'è un malcontento oggettivo. Bisogna capire il perché di questa reazione inadeguata della politica. Poi ci sono provocatori e violenti di ogni genere, fino ai ladri». Ed evidenzia: «Chi si batte davvero per la scuola, contro il carovita o per una società più giusta, non ha bisogno di violenza». Gli «approfittatori» fanno invece il peggior servizio possibile alla causa. Il municipale di Lugano afferma: «Siamo di fronte a un livello politico veramente grave. Mi dispiace dirlo, ma non è solo in Francia, è una situazione mondiale. Vediamo presidenti di grandi Paesi che trattano il diritto internazionale a schiaffi, tutti i giorni, con i Governi capaci solo a spendere miliardi per le armi. Quindi è normale che chi non ce la fa ad arrivare a fine mese reagisca così».

Famiglia e scuola, per Lombardi, non sono più in grado di formare i giovani, per mancanza di mezzi e risorse. «Questo rappresenta una mancanza di prospettive gravi per un'intera generazione. C'è un ampio campo di persone giovani che non vede un futuro». L'ex console di onorario di Francia, però evidenzia come i giovani dovrebbero rendersi conto che «non serve esprimere così» il proprio disagio. La politica infatti tende a cavalcare questa  situazione a sei mesi dalle Elezioni presidenziali «Da una parte abbiamo Jean-Luc Mélenchon che fa il leader della protesta: naturalmente non dirà che giustifica del tutto la violenza ma non la condanna neppure. Dall'altra parte, Marine Le Pen, che fa la leader dell'ordine e della disciplina» nota Lombardi, aggiungendo: «Non è difficile indovinare come va a finire fra sei mesi: al secondo turno vincerà Le Pen col 70%. Mélenchon non ha interesse a calmare le cose, perché è lì per esasperare le contraddizioni del sistema, non per placarle», sostiene Lombardi.

Il rischio, avverte il municipale, è un'escalation. Alcuni leader, a suo dire, vedrebbero nella guerra una via d'uscita dai disordini interni, una tendenza che definisce «terrificante». La strada indicata è invece la diplomazia e un abbassamento dei toni dei politici, aggiunge.

Interrogato sul Ticino, Lombardi parla di «qualche piccolo segnale», ma esprime comunque fiducia: «Voglio sperare che la nostra società non sia ancora in uno stato di confusione tale e abbia ancora dei valori di riferimento. Anche se la nostra politica non ci ha sempre dato i migliori esempi negli ultimi tempi, credo che i giovani possano ancora avere una prospettiva. Da noi chi si impegna e vuole ottenere qualcosa, può effettivamente raggiungere degli obiettivi e non ha bisogno di sfasciare tutto».