
Una maggioranza di contrari: è questo il risultato di un'inchiesta condotta dal settimanale Il Caffè con settanta commercianti di tutto il Ticino, chiedendo loro cosa ne pensassero del bollo del comune di Claro "Noi impieghiamo personale residente."
39 commercianti hanno dichiarato che non esporrebbero lo stesso loro sulle proprie vetrine, a fronte di 24 favorevoli. Il discorso si è dimostrato comunque più ampio. Anche chi ha detto no, infatti, ha sottolineato la necessità di impiegare residenti, come scelta perô di responsabilità sociale individuale.
A Lugano sette commercianti su dieci sarebbero pronti a mostrare il logo, ma c'è anchi chi avverte di come sia ingiusto "demonizzare chi viene in Ticino a cercare lavoro", e chi senza problemi ammette di impiegare il 50% di frontalieri ("Assumo chi ha voglia di lavorare. Lo pago uguale", ha detto un negoziante di Bellinzona) e chi non si fa remore ad affermare che "Ormai ci sono troppi stranieri in Ticino" (un commerciante asconese".
Insomma, tra chi la giudica una buona idea e chi una baggianata, il logo puo dimostrarsi un'arma a doppio taglio. I problemi reali, ammettono tutti, sono pagare un dipendente (residente o frontaliero) come merita, nel rispetto del contratto.
Il tema è stato affrontato anche sulle colonne del Mattino, che rivendicano di aver lanciato l'idea. Chi fa lavorare i ticinesi va premiato, è la sintesi dell'articolo. "Adoperarsi affinché sul nostro mercato del lavoro la priorità venga data ai residenti, è uno dei compiti più importanti della politica". Si fa notare come per applicare il logo servirà un controllo, perchè esso non potrà essere affisso solo sull'autocertificazione.
Si tratta, sottolinea il settimanale leghista, di un provvedimento "pro" e non "contro" e che è una campagna di sensibilizzazione.
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