
L'OCST invita a sostenere l'iniziativa popolare cantonale dei Verdi "Salviamo il lavoro in Ticino", oggetto in votazione il prossimo 14 giugno, che prevede di accordare al Consiglio di Stato la facoltà di decretare salari minimi vincolanti nei rami non provvisti di un contratto collettivo di lavoro.
In una presa di posizione odierna, il sindacato cristiano-sociale sottolinea che il tema salariale ed in particolare dei salari minimi è di stretta attualità e rilevanza.
"I livelli retributivi ticinesi, già in endemico ritardo rispetto alle medie nazionali, subiscono da un decennio pesanti pressioni riconducibili alla libera circolazione e soprattutto a chi ne fa un uso speculativo" scrive l'OCST. "Questa situazione è del resto dilatata ulteriormente dal recente apprezzamento del franco, che induce le imprese a comprimere i costi produttivi ed in particolare il costo del lavoro."
"I salari minimi costituiscono perciò un tassello prezioso di una politica di sostegno ai redditi delle economie domestiche. I suoi riverberi sono del resto favorevoli non solo per i salariati (in termini di potere d’acquisto e di tenore di vita) ma per l’intera economia (attraverso le ricadute sulla domanda interna) e per la collettività (andando a ridurre le prestazioni sociali a carattere compensativo)" aggiunge il sindacato.
Per l’OCST, "la via maestra per fissare i livelli salariali rimane quella della contrattazione tra le parti sociali. La via contrattuale, frutto del negoziato tra padronato e sindacati, consente di dare forma a soluzioni rispondenti alle specificità di ogni singola realtà aziendale o di categoria. Il contratto collettivo, oltre a regolare anche le altre condizioni lavorative, è inoltre un perno di dialogo e di collaborazione che consente alle parti sociali di farsi carico dello sviluppo complessivo della categoria professionale."
"Nel contesto odierno, segnato da acute distorsioni, anche la via legale acquisisce tuttavia una sua legittimità e utilità" scrive ancora l'OCST. "Può contribuire a porre un argine alle pressioni e agli abusi salariali nei rami non coperti da un contratto collettivo. Via contrattuale e via legale possono cioè porsi in una relazione di opportuna complementarietà, nel cui ambito lo Stato assume un ruolo sussidiario rispetto alle parti sociali."
"La via legale è purtroppo avvalorata dal colpevole lassismo del padronato che ha assistito troppo passivamente alla contrazione del paesaggio contrattuale" prosegue l'OCST. "Le forze sociali controllano oggi solo la metà circa del territorio del lavoro. Numerose sollecitazioni sindacali a regolare contrattualmente i rami scoperti e in particolare il settore terziario si sono ripetutamente infrante contro l’indifferenza e persino la resistenza di corpi padronali refrattari."
"L’iniziativa popolare sulla quale si voterà a metà giugno è in prevalente sintonia con le costatazioni appena messe in risalto e con questa linea di politica salariale e ha in particolare un pregio duplice" continua l'OCST. "Pone in primo luogo al centro del dibattito il tema salariale, evidenziandone l’importanza per l’intera collettività e sottolineando la responsabilità che, al riguardo, ricade sulle forze sociali e politiche. È in secondo luogo sintonizzata su una concezione che attribuisce alla via legale un carattere sussidiario rispetto alla contrattazione collettiva. Riconosce infatti al governo cantonale la competenza di intervenire solo laddove non siano in vigore salari minimi fissati da un contratto collettivo di lavoro."
"Rispetto al quadro legale vigente, che prevede la possibilità di decretare contratti normali con salari vincolanti quale misura di accompagnamento alla libera circolazione, avrebbe poi il vantaggio di consentire un intervento anche a titolo preventivo e soprattutto duraturo. L’odierna facoltà di introdurre contratti normali presuppone al contrario un comprovato rilevamento di abusi ed è concepito come uno strumento transitorio" aggiunge il sindacato.
Ma c'è un ma
"Sull’iniziativa aleggia tuttavia un interrogativo irrisolto che, in caso di votazione favorevole, necessiterà una fase di ulteriori approfondimenti e verifiche" scrive il sindacato. "Riguarda i limiti finora imposti dalla giurisprudenza al margine di manovra dei Cantoni. La giurisprudenza riconosce infatti unicamente la facoltà di decretare salari minimi secondo criteri di politica sociale. Dovrebbero di conseguenza situarsi ad un livello relativamente basso, nell’area del reddito minimo garantito dal sistema delle assicurazioni sociali e dell’assistenza sociale. In caso contrario si invaderebbe il campo della politica economica."
"Questo nodo si prospetta intricato e potrebbe anche indurre a modificare - attenuandone la portata - l’obiettivo perseguito dall’iniziativa" afferma il sindacato. "Anche in questa eventualità, le riflessioni e i confronti che animerebbero il dopo-votazione offrirebbero comunque l’occasione di verificare e di fare auspicabili passi innanzi perlomeno nel campo della diffusione dei contratti collettivi di lavoro, nella natura dei contratti normali e nella regolazione dei salari.
In conclusione, "pur non ignorando né sottovalutando i punti tuttora aperti", l’OCST invita a sostenere l’iniziativa in votazione il 14 giugno nella consapevolezza che la sua impostazione (sussidiarietà del ruolo del Consiglio di Stato) apre interessanti spazi di valorizzazione della contrattazione collettiva, percepita come un vantaggio per la collettività intera (e non solo per le parti sociali) e che i successivi approfondimenti possono contribuire ad avanzare nell’elaborazione di una politica dei salari e dei redditi meno esposta alle pressioni e alle distorsioni odierne."
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