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Ticino
L'occupazione innanzitutto!
Redazione
16 anni fa
Sondaggio: il 35% dei ticinesi interpellati si dice preoccupato per il mercato occupazionale

Non la sicurezza, non le casse malati. Non l’ecologia, non le pensioni. Niente preoccupa i ticinesi più della disoccupazione. E’ quanto emerge da uno studio effettuato recentemente tra la popolazione. Un’indagine, scrive il CdT, che ha interessato 600 persone. Di queste quasi il 35% pone il lavoro in cima alle priorità. Al secondo posto, con un netto distacco, cioè con la metà delle preferenze, figurano le questioni legati al fisco. Più sotto giungono la sanità e le casse malati. E con meno del 10% dei voti troviamo infine temi quali la sicurezza, le pensioni e l’ecologia. Il risultato non sorprende i partiti. Cominciamo dal PPD. Il presidente Giovanni Jelmini ricorda che il lavoro non è solo un mezzo di sostentamento ma anche la possibilità di non essere esclusi dalla vita sociale. Che la sicurezza non sia in testa alle preoccupazioni, per Jelmini significa che ai cittadini è garantito ancora buon livello di sicurezza, ma bisogna tenere alta la guardia. “L’occupazione è un problema che oggi tocca nuove realtà: a seguito della crisi dei mercati finanziari anche questo settore è sotto pressione e questo è un elemento nuovo di preoccupazione legato al mondo del lavoro, commenta Christian Vitta, capogruppo del PLR in Gran Consiglio, che si aspettava tuttavia un risultato più importante per quanto riguarda il tema della sicurezza. E proprio su questo tema, il leghista Michele Foletti ci dice che è necessario restare vigili per mantenere anche in futuro l’attuale elevato livello di sicurezza. Che in Ticino ci sia un grosso problema occupazionale, aggiunge Foletti, noi lo ribadiamo da mesi: una situazione creata da fattori quali il dumping esercitato da certe aziende e i bilaterali. “Abbiamo indicato temi che risultato prioritari, soprattutto il lavoro e il frontalierato, spiega Pierre Rusconi, presidente dell’UDC. Sembra che finalmente si inizi a recepire che non si può nascondere la testa sotto la sabbia". Rusconi ritiene inaccettabile che il Consiglio federale neghi che queste problematiche per i cantoni di frontiera sono urgenti. A sinistra si punta il dito contro il Consiglio di Stato. La vicepresidentessa del Partito Socialista Pelin Kandemir e il coordinatore dei Verdi Sergio Savoia denunciano l’inerzia del Governo. Le misure ci sono ma non vengono prese, dice Pelin Kandemir, citando i salari minimi legali e i contratti collettivi. Misure d’accompagnamento, citiamo, che la destra non vuole. "Inutile puntare il dito contro i bilaterali: rescinderli porterebbe a una grave crisi economica. E non dimentichiamo, aggiunge la vicepresidentessa socialista, che in Ticino vi sono 30mila posti di lavoro in più di quelli che può occupare la manodopera residente". “I Verdi già a suo tempo avevano invece denunciato le perversioni dei bilaterali”, parole di Sergio Savoia: “Già diversi mesi fa avevamo chiesto di investire subito 100 milioni di franchi per il lavoro. Per le casse malati siamo anche scesi in piazza. Ma dal Governo in risposta abbiamo avuto solo un imbarazzante silenzio. Purtroppo i mesi continuano a passare invano mentre i problemi della gente peggiorano”, conclude il coordinatore dei Verdi.

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