
Scorrono i titoli di coda al Locarno Film Festival, giunto al termine della sua 79esima edizione. "È andata molto bene, i numeri ci mostrano un consolidamento, quindi siamo in linea con lo scorso anno, forse lievemente sopra", spiega a Ticinonews Raphaël Brunschwig, Ceo del Festival. "Generalmente - continua- abbiamo confermato di essere in un momento direi quasi di grazia".
L'economia del Festival
Quest'anno, per la prima volta, i finanziamenti privati hanno superato quelli pubblici. Un modello che funziona o no? "Siamo in una situazione solida, dando per scontato la fisiologica fragilità del nostro modello di finanziamento, che si può riassumere con 'nessuno ci deve niente'", spiega il Ceo. "Noi incassiamo circa due milioni dalla biglietteria, su un totale di diciotto milioni. In questo caso cerchiamo di tenere i prezzi il più accessibili possibile, quindi dobbiamo compensare la differenza con finanziamenti pubblici e privati. Per questi ultimi, credo che Locarno funzioni come esperienza perché dà visibilità alle realtà private, essendo una piattaforma di ospitalità in cui si possono invitare delle persone, ma penso che veniamo sostenuti soprattutto nell'ambito della filantropia, perché siamo riusciti a dimostrare che un investimento nella nostra kermesse, prima ancora che un investimento nel cinema, è un investimento nella collettività, nel mettere insieme tutte le regioni linguistiche della Svizzera. Il Festival va quindi inteso anche come elemento che tiene insieme la nostra democrazia".

