
Arrivano dalla Svizzera romanda le nuove punzecchiature al Festival del film di Locarno.
A lanciarle è il caporedattore aggiunto del quotidiano vodese 24 Heures, Claude Ansermoz, che ieri ha dedicato il suo editoriale alla rassegna locarnese. Senza lesinare critiche, in particolare in merito alla svolta del festival, che a suo dire fino a qualche anno fa rifiutava i tappeti rossi mentre ora invita sempre più star "commerciali", e alle cerimonie in Piazza Grande, definite "un'ode alla noia e al provincialismo."
"La 68esima edizione del Festival di Locarno sarà ancora meno sessantottina delle precedenti" esordisce Ansermoz. "Apre oggi con il primo tappeto rosso della sua storia. Per accogliere con più fasto, più luce che in passato delle star del calibro di Andy Garcia, Michael Cimino o Edward Norton. Ciò che sicuramente farà la felicità degli spettatori che girano col telefonino sempre in mano. E che non nuocerà agli altri cinefili."
"Quello che è bello degli scritti è che restano" prosegue l'editorialista. "Quando bisogna dimostrare che la verità di ieri non è per forza quella dell'indomani, è molto più semplice."
"Nel 2008, quando Nicolas Bideau, allora Signor Cinema Svizzero, chiedeva un po' più di paillettes in Ticino, Marco Solari gli rispose: "Niente glamour, niente tappeto rosso, le star sono i film". Da allora, evidentemente, ne è passata di acqua della Maggia sotto i ponti e "queste personalità che hanno qualcosa da dire" possono benissimo farlo, anche solo su una moquette. Colui che è ora direttore di Presenza Svizzera può così assaporare la sua dolce vendetta, mentre Marco Solari concedersi un mea culpa."
"A parte l'aspetto polemico, Locarno fa e dovrà sempre fare l'equilibrista per sapere in quale ambito vuole svilupparsi. Soprattutto con il suo Palazzo del cinema, che uscirà dal terreno per il suo 70° compleanno. Ben 32 milioni di franchi di budget, tre sale nuove fiammanti per (finalmente) un maggiore confort e un bel progetto architettonico che ridefinirà geograficamente una manifestazione oggi molto frammentata. Questo nuovo scrigno deve ancora professionalizzarla. In questo senso, il festival può pensare a curare maggiormente la sua messa in scena. In particolare sulla Piazza Grande. In occasione delle cerimonie pre-proiezione, che sono da anni un'ode alla noia e al provincialismo. Tutto tranne glamour."
A rispondere ad Ansermoz è direttamente Carlo Chatrian, che ha concesso una lunga intervista stamattina alla RTS. Il direttore osserva che "c'è stato un balzo in avanti l'anno scorso" e sottolinea che "Agnès Varda che ha fatto la danza del leopardo non era per niente noiosa."
"Ma ognuno ha il diritto alla libertà d'espressione" conclude Chatrian.
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