
Viaggio e libertà, due tematiche care alla settima arte e alle quali non fa eccezione neanche il Festival di Locarno - giunto alla sua 68. edizione - che questa sera proietta in una Piazza Grande gremita "La Belle Saison" e "Le Dernier Passage".
Eppoi il leopardo è sì animale, ma anche inno alla libertà. La storia del cinema - in questo senso - ha regalato delle autentiche dichiarazioni d'amore: dai chopper disincantati è metaforicamente ribelli che si snodavano nell'America bacchettona di "Easy rider" ai goliardici e sperduti soldati del "Mediterraneo" di Gabriele Salvatores.
A proposito di dichiarazioni d'amore, toccante quella di Marlen Khutsiev - Pardo alla carriera - che ha esaltato l'unicità del pubblico di Piazza Grande, ribadendone la sua ammirazione. Un premio che gli è particolarmente caro quello ricevuto stasera, in quanto il leopardo è il protagonista di un poema georgiano donato secondo tradizione agli sposi.
Il secondo premio di serata ha omaggiato anche il Ticino: intitolato all'ex presidente del Festival Raimondo Rezzonico, è stato consegnato a Office Kitano da Felice Dafond, in rappresentanza del Municipio di Minusio.
Grandi applausi della piazza per l'amore tormentato tra due ragazze, raccontato magistralmente ne "La Belle Saison".
I francesi, dai tempi di François Truffaut, sono maestri in questo e la sfortunata storia tra Carole e Delphine non fa eccezione. Tra viaggi bucolici e viaggi mancati, è una lettera tardiva a sancire l'impossibilità del loro amore.
Il secondo film di serata è invece un mini-documentario in cui il viaggio è alla scoperta di una grotta, patrimonio dell'Unesco e ricca di pitture rupestri: suggestivo.
CaSco
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