
In una nota stampa giunta in redazione nella notte, il Partito Comunista ticinese denuncia "una nuova provocazione di Israele", chiedendo ai governi di Berna e Bellinzona di rispondere inviando a Tel Aviv "un segnale forte".
Il partito coordinato dal deputato Massimiliano Ay (nella foto) spiega che Alexandra Liberi, rappresentante della Federazione Sindacale Mondiale (FSM), "con cui collaboriamo e con cui abbiamo discusso a Ginevra nell'ambito della Conferenza Internazionale del Lavoro", sarebbe stata arrestata il 13 giugno scorso all’aeroporto di Tel Aviv, "in quanto - stando alle autorità sioniste - la FSM costituisce una minaccia alla sicurezza nazionale di Israele."
"La sindacalista è stata trattenuta per undici ore e in seguito espulsa dal Paese" precisa il Partito Comunista.
"Alexandra Liberi si stava recando in Palestina nell’ambito di un corso di formazione sulle nuove tecnologie destinato ai giovani sindacalisti palestinesi organizzato dalla FSM" si legge nel comunicato. "E’ l’ennesimo affronto del regime israeliano al diritto internazionale per impedire non solo gli aiuti materiali alla popolazione palestinese, ma anche i corsi di formazione patrocinati da organizzazioni internazionali riconosciute dall’ONU come appunto la FSM. La Svizzera non può stare a guardare e continuare anzi a collaborare con il regime sionista e le sue entità collaterali presenti anche sul nostro territorio."
"E’ giunto il momento di fermare ogni collaborazione militare e commerciale fra Israele e un paese neutrale come il nostro, depositario di convenzioni internazionali" scrive ancora il Partito Comunista, secondo il quale "un primo segnale sarebbe che il Festival del film di Locarno non aprisse le porte all’Israel Film Fund, la Cineteca ufficiale dello Stato di Israele finché a Tel Aviv non aboliranno l’apartheid e le repressioni contro esponenti delle organizzazioni internazionali."
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