
I lobbisti a Palazzo Federale, un tema caldo, soprattutto in Svizzera Interna. Ne ha parlato Il Caffè nella sua edizione di domenica scorsa, e la questione non è andata giù a diversa gente. Sì, i lobbisti ci sono, sono accreditati, ma possono essere un aiuto per i parlamentari e non dovrebbero essere un motivo di pressione.
Dall’intera vicenda, emerge un ruolo di queste persone distorto, ed anche dei parlamentari, visti come persone facilmente influenzabili. Invece non è così.
Questa è l’opinione di Maria Luisa Bernini, consulente fra gli altri di Filippo Lombardi e rappresentante di Pubblicità Svizzera. Ci ha contattati per spiegare, a titolo personale, come vedere realmente il rapporto fra lobbisti e politici.
“Secondo me si sta mischiando tutto”, ci dice. "Nel caso recente nel quale è stata attaccata soprattutto Christa Markwalder, i suoi colleghi non sono stati quasi menzionati. Trovo personalmente che il modo in cui è stata trattata sia molto ipocrita e montato ad arte per nuocerle: vedo ipocrisia."
Come stanno, invece, realmente le cose?
“Non entro in merito al caso citato. In generale vorrei sottolineare che Palazzo Federale è un luogo nel quale si lavora ed evidentemente è frequentato da molte persone. Ci sono i giornalisti, i quali dovrebbero stare nel centro media e non sempre lo fanno: d’altronde, si trovano lì per lavorare. Poi ci sono i parlamentari, di cui molti rappresentano dei gruppi di interesse, e i funzionari. Il tutto è all’insegna della trasparenza, poiché nello specifico per i non funzionari tutti devono rendere pubblici tutti i gruppi di interesse a nome di cui parlano e i Consigli di amministrazione in cui siedono.”
E i lobbisti? Ogni parlamentare ha diritto a due accrediti, e sovente i Parlamentari permettono così l’ingresso ad alcuni di essi.
“Il loro ruolo dei lobbisti dovrebbe essere quello di essere un supporto per chi siede in Parlamento e deve legiferare di quadri nei quali l’economia e i cittadini devono potersi muovere. Gli eletti provengono da realtà diverse, per esempio qualcuno che a che fare coi contadini conoscerà bene il tema ma forse è meno afferrato su questioni legate al settore bancario o assicurativo. I lobbisti si preoccupano di esporre i propri bisogni di modo che questi vengano tenuti in considerazione, se possibile, al momento della decisione di voto. Un esempio potrebbe essere quello sulla legge radio-televisiva in votazione il prossimo 14 giugno , nata anche grazie al fatto che sia gli editori dei giornali sia i rappresentanti di SSR hanno potuto esporre delle proprie necessità.”
Lo fanno senza influenzare?
“Parto dall’idea che i parlamentari federali facciano quello che ritengono giusto e non necessariamente quello che viene loro suggerito dai lobbisti. Oltre a discutere in seno al loro partito delle posizioni da prendere e rappresentare sia il popolo che i cantoni, devono trovare un equilibrio fra i bisogni degli uni e degli altri. Credendo che siano condizionati o pilotati, si fa passare una brutta immagine indegna di loro. Ci sono sicuramente lobbisti più invadenti di altri ma questo è un problema delle persone non del mestiere, e anche in questo caso i nostri parlamentari sanno difendersi. Vorrei comunque ricordare che forse proprio i più trasparenti sono i lobbisti accreditati. Un politico può essere avvicinato in mille altri modi, dall’email all’invito a cena, e in questi casi la trasparenza è sicuramente minore.”
A livello di deputazione ticinese, è stato citato soprattutto Lorenzo Quadri, che ha accreditato due rappresentanti di Sunrise.
“Se c’è qualcuno che realmente si fa i fatti suoi, quello è Lorenzo, e, secondo me, l’ultima persona da attaccare. L’accredito al direttore di Sunrise gli fu chiesto perché membro della Commissione Trasporti e Telecomunicazioni e quindi si poteva presumere che le questioni di telecomunicazioni le conoscesse meglio di altri. Per quanto mi è dato di conoscere ne ha accreditati due della stessa azienda perché una delle due si era ammalata gravemente e gli sarebbe parso uno sgarbo togliergli il badge, che, fra l’altro come l’altra persona accreditata usa pochissimo. Insomma, è un caso che nasce dal nulla. Per la questione Markwalder oserei dire che si tratta oltralpe piuttosto di un attacco ad un partito liberale, partito al quale appartiene la signora Markwalder, ora che si stava riprendendo, o, come succede spesso, per coprire un buco primaverile di notizie.”
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