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Tecnologia
Lo show dei robot umanoidi, ma perché? «Dare obiettivi favorisce lo sviluppo tecnologico»
Robert Krcmar
2 ore fa
Robot che battono record del mondo, che ballano e che fanno sport. I Giochi dei robot umanoidi in Cina hanno suscitato grande interesse. «Interessante vedere i progressi, ma anche i limiti», commenta il ricercatore SUPSI Paolo Franceschi.

Robot capaci di correre, giocare a calcio e sollevare pesi si sono sfidati per cinque giorni a Pechino, in occasione dei World Humanoid Games, la competizione dedicata ai robot umanoidi che si è conclusa nei giorni scorsi. All’evento hanno partecipato centinaia di robot provenienti da 16 Paesi, anche se la maggior parte era cinese. Le competizioni in programma erano 51 e spaziavano dalle discipline sportive alle prove ispirate a situazioni realistiche e alle attività domestiche. Per comprendere il significato di questa manifestazione siamo stati al laboratorio di robotica dell’IDSIA, al campus USI-SUPSI di Lugano, dove abbiamo incontrato il ricercatore SUPSI Paolo Franceschi. «È sempre molto affascinante vedere fino a che punto si è arrivati e quanto ci si possa spingere oltre le capacità umane», osserva Franceschi. Ma le immagini delle gare hanno mostrato anche l’altra faccia della robotica umanoide: cadute, difficoltà nel mantenere l’equilibrio e robot incapaci di fermarsi autonomamente al termine della corsa, tanto da rendere necessari grandi materassi per arrestarli. «L’hardware ha grandi performance, ma anche grandi limiti in questo momento», spiega l'esperto. Ad esempio se nella corsa i robot possono raggiungere prestazioni sorprendenti, nel sollevamento pesi la situazione è molto diversa: il vincitore della prova ha sollevato «solo» 16 chilogrammi.

Perché far gareggiare i robot?

La scelta di organizzare competizioni sportive per robot umanoidi può sembrare, a prima vista, soprattutto una forma di intrattenimento. In realtà, secondo Franceschi, le gare hanno anche una funzione scientifica e comunicativa. «È come per gli umani, la corsa è una gara, una competizione», afferma. Avere un obiettivo ambizioso, come correre velocemente, superare un record o completare un percorso senza cadere, costringe i ricercatori a sviluppare non solo componenti hardware più efficienti, ma anche software, sistemi di controllo e forme di intelligenza artificiale sempre più avanzate. Inoltre può avere il vantaggio di rendere comprensibili anche a un pubblico non tecnico le prestazioni di macchine estremamente complesse. Le competizioni contribuiscono infine ad attirare visibilità e finanziamenti per le aziende, mostrando in modo immediato i progressi raggiunti nei diversi settori della robotica.

Una corsa allo sviluppo sempre più rapida

In questo settore, il ritmo dell’innovazione è sostenuto. «Ogni giorno sembra uscire qualcosa di nuovo», spiega Franceschi, aggiungendo che a guidare questa accelerazione è soprattutto la disponibilità di risorse. «Chi ha più soldi, persone e risorse riesce a sviluppare in maniera molto più veloce rispetto al resto del mondo». In questo senso, la Cina appare oggi in una posizione di grande vantaggio. Gli Stati Uniti possono contare su aziende capaci di competere ad alto livello, mentre in Europa lo sviluppo è spesso orientato soprattutto verso applicazioni specifiche, ad esempio in ambiti lavorativi. Anche nei laboratori di Lugano si lavora su nuove modalità di interazione. All’IDSIA, il ricercatore Asad Ali Shahid sta ora ad esempio lavorando con un robot arrivato dalla Cina utilizzando... i suoni. In una delle applicazioni, il robot sta imparando a suonare la batteria. In un’altra, sta capendo come rendere più silenziosi i propri passi, perché è troppo rumoroso. «Si tratta di capire quali capacità si possano trasmettere al robot» conclude Franceschi. Come per gli sport, questi progetti aprono le porte ad una nuova generazione di robot con capacità di coordinazione motoria avanzata, adattamento percettivo e creatività.