
"Quello che preoccupa in prospettiva futura è il calo dell'edilizia privata. Saremo confrontati con un calo importante anche perché lo sfitto sale in modo vertiginoso". A ribadirlo ai microfoni di TeleTicino è Nicola Bagnovini, direttore della Società Svizzera Impresari Costruttori (SSIC) che questa mattina, in conferenza stampa, ha presentato il suo bilancio annuale.
Dal 2015 il tasso delle abitazioni vuote in Ticino è pressoché raddoppiato: dall’1 al 2%. Un incremento vertiginoso proseguito anche nel 2018 e che non ha risparmiato neppure le abitazioni nuove. Per la SSIC è quindi giunto il momento di bussare alla porta dello Stato, chiedendo investimenti pubblici.
"Potrebbe essere un'occasione per la teoria "anti-ciclica" spiega il presidente della SSIC Mauro Galli, ovvero che il committente pubblico possa entrare sul mercato in un momento in cui c'è rallentamento del privato. "Questo raggiungendo due obiettivi: garantirci una riserva di lavoro e dotare Stato e cittadini di infrastrutture che siano all'avanguardia".
In quest’ottica il Governo ha già presentato un messaggio per un credito da 60 milioni per opere di ristrutturazione. Sono inoltre attese per i prossimi anni importanti opere nel genio civile, con la speranza che gli appalti vadano a ditte serie del territorio.
Il 2018 è stato poi l’anno del rinnovo del contratto nazionale mantello e del CCL cantonale. Lunghissime trattative per ottenere poco, tanto che stamani gli impresari hanno ventilato la possibilità di abbandonare fra 4 anni il contratto collettivo cantonale.
Dulcis in fundo i padroncini. Forse per effetto dell'abrogazione LIA, nei primi 3 mesi dell'anno sono aumentati di quasi il 40%. Un fenomeno preoccupante, ha chiosato Bagnovini. "Questo aumento è preoccupante per un fattore molto semplice: se arrivano in Ticino è perché qualcuno li chiama, privati o aziende. Dobbiamo quindi farci un esame di coscienza".
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