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Ticino
"Lo pagavano 7 franchi all'ora"
"Lo pagavano 7 franchi all'ora"
"Lo pagavano 7 franchi all'ora"
Redazione
10 anni fa
Giorgio Fonio denuncia all'ispettorato del lavoro un clamoroso caso di dumping. "E poi l'hanno licenziato"

È stato un Primo maggio piuttosto sottotono, quello appena trascorso. Sarà stata la meteo, sarà stata l'assuefazione ai problemi del mondo del lavoro, fatto sta che di gente in piazza in Ticino se n'è vista davvero poca.

Ma ciò non significa che la situazione dei lavoratori nel nostro Cantone sia migliorata, al contrario. Lo conferma, se caso ce ne fosse ancora bisogno, un clamoroso caso portato alla luce dal sindacalista OCST Giorgio Fonio proprio ieri, in occasione della festa del Primo maggio.

Sul suo sito personale (www.giorgiofonio.ch), il sindacalista spiega di aver incontrato venerdì scorso un ragazzo poco più che 20enne che era appena stato licenziato dalla lavanderia del Sottoceneri per la quale lavorava da alcuni anni.

Questo perché secondo il suo "padrone", come Fonio definisce il datore di lavoro, egli non rendeva abbastanza.

Cose che succedono. Ma a suscitare indignazione, oltre al licenziamento, sono soprattutto le condizioni lavorative di cui "godeva" il giovane: un salario di 2'000 franchi lordi per circa 200 ore di lavoro al mese. Vale a dire un salario netto di circa 7 franchi all'ora.

"Ora mi chiedo se sia ancora possibile voler far credere ai ticinesi che il problema di questo cantone siano i frontalieri in quanto tali o una certa classe politica che si oppone in tutti modi a regole più severe e chiare nei confronti di quei lestofanti che non perdono occasione per arricchirsi sulle spalle dei lavoratori" commenta Fonio che, da noi contattato, dichiara di aver subito segnalato il caso all'Ispettorato del lavoro, carte alla mano, chiedendo di procedere a degli accertamenti sulle condizioni lavorative nelle lavanderie ticinesi.

Inoltre il sindacalista OCST ha voluto dedicare la festa del Primo maggio a questo giovane, "che come tanti suoi connazionali ha raggiunto il nostro paese pieno di mille speranze convinto di aver trovato l’eldorado."

"Oggi torna a casa con la consapevolezza che la Svizzera di oggi, non è più quell’isola felice che per decenni ci ha reso un paese invidiato" conclude Fonio, rivolgendo "un pensiero anche a tutti i disoccupati vittime di un mercato del lavoro ogni giorno sempre più spietato."

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