Cerca e trova immobili
Ticino
"Lo obbligò a mettersi a quattro zampe..."
Redazione
18 anni fa
È approdata oggi in aula la vicenda giudiziaria di un giovane ticinese accusato di estorsione e coazione ripetuta

È un atto di accusa, quello firmato dal procuratore pubblico Nicola Respini, che sembra uscire da un inquietante copione di un film, e che stamane, reato dopo reato, ha tracciato la vicenda giudiziaria del giovane 21enne che sedeva di fronte alla corte delle Assise Correzionali di Lugano presiedute dal giudice Marco Villa. L’imputato, si legge sull’atto di accusa, obbligò un coetaneo a mettersi a quattro zampe come un cane, costringendolo a leccare il marciapiede, filmando nel contempo la scena con il suo cellulare. Altra scena agghiacciante quella del cappio, con cui il 21enne si è presentato dal coetaneo e dopo avergli messo la corda attorno al collo ha tirato con forza fino a quasi soffocarlo. Ma questi, sono solamente due degli episodi ricordati oggi in aula e che si sommano ai reati di estorsione aggravata, coazione ripetuta, lesioni semplici, esposizione a pericolo della vita altrui, furto, danneggiamento, violazione di domicilio e infrazione alla legge sugli stupefacenti. Tutti reati commessi ai danni del coetaneo per un presunto debito, e ai danni dei propri genitori. Il ritratto che è emerso oggi è quello di un giovane violento. Nato in Cile e adottato da una coppia di coniugi ticinesi all’età di due anni, l’imputato, difeso dall’avvocato Giorgio di Biasio, ha ripercorso stamane la sua difficile storia adolescenziale. Ancora minorenne addiziona una serie considerevole di reati, tra cui 7 furti, minacce e contravvenzioni. Ma soprattutto a marcare l’adolescenza del 21enne è una vita affettiva turbolenta, segnata a partire dal tredicesimo anno di età da un andirivieni continuo in foyer e comunità varie. Un rapporto con i genitori vacillante prima, inesistente ora. “Ho tagliato i rapporti con i miei genitori, a loro ho anche negato le visite in carcere”, ha detto in aula. Sull’atto di accusa si legge del coltello conficcato nella porta di casa, con la scritta “ciao papi”, dopo che il padre si era rifiutato di dargli del denaro. Un ragazzo recalcitrante ad ogni forma di regola, come quelle imposte dalle diverse comunità dalle quali è stato allontanato. “Alle comunità preferisco il carcere, non ci voglio più tornare”, ha detto al giudice. Già da adolescente una perizia psichiatrica individuava nell’imputato un carattere problematico, incapace a gestire emozioni. Oggi in aula un’altra perizia psichiatrica riconosce al 21.enne una lieve scemata responsabilità. Il suo rapporto con la droga inizia a 13 anni, con la marijuana, poi la cocaina e l’ectasy. Con la maggiore età, l’uso di stupefacenti esplode. Sull’atto di accusa, figurano 2 kg di cocaina consumata nel giro di 8 mesi, ma anche hascisc, eroina, LDS, mescalina e funghi allucinogeni. “Con quattro amici consumavamo coca per tre quattro giorni di fila, senza smettere, al ritmo di 10-15 grammi per giorno”. Il quadro che è emerso stamani in aula è davvero inquietante, come inquietante è la mancanza di progetti del giovane. “Quando esco voglio lavorare a ore, racimolare un po’ di soldi per partire in Cile, 6 mesi là, sei mesi qui”. Come dire, di progetti a lungo termine non ci sono. La sentenzaNel pomeriggio è arrivata la sentenza. Il giovane 21enne è stato condannato a 2 anni e tre mesi da scontare. Il giudice Marco Villa ha confermato quasi interamente l’atto di accusa del procuratore Respini che aveva chiesto 2 anni e 10 mesi. Nella sentenza, il giudice si è detto fortemente preoccupato per lo spaccato di realtà giovanile che è emerso dal processo. Le colpe del giovane sono gravi, ha detto Villa, come grave è l’atteggiamento presuntuoso con cui l’imputato si è presentato in aula. Un anno di carcere non è servito a nulla. L’imputato non ha dimostrato pentimento e riflessione alcuna. La prognosi è quindi assolutamente negativa. [email protected]

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata