
“Lo hanno ammazzato perché era troppo buono. Dica che era un bravo ragazzo. E che io non perdono”. La mamma di Samuele Giorgi ci dice di usare queste parole per raccontare la sua sofferenza. Grande. Sconfinata. Immensa come la dignità con cui vive questa tragedia. Il suo Sam è stato ammazzato per un destino balordo, casuale, di una notte qualunque. E il dolore, la rabbia, l’amore si fondono insieme. In un sentimento potente. Di quelli che sanno muovere il sole. E l’altre stelle. Samuele avrebbe compiuto 28 anno il 10 di agosto. Viveva con la mamma in una palazzina in via San Martino a Mendrisio. Aveva fatto il becchino, il gessatore. Il difensore in quinta lega. Aveva fatto due figli, Sam: di sette e nove anni. Con la mamma si era lasciato da tempo. La sua morosa di oggi, Patrizia, dice che lo vuole ricordare così: “era una persona di cuore. Molto focosa. Era quello che al bar faceva ridere tutti. Voglio ricordarlo così”. Ultimamente non aveva un lavoro. Voleva fare il pompiere. Ne aveva parlato con il comandante della polizia e dei pompieri di Mendrisio. “L’ho incontrato una decina di giorni fa - racconta Brenno Grisetti - era un bravo ragazzo che in passato aveva avuto qualche problema, come tanti giovani. Ma lo avevo visto meglio” , racconta Grisetti. Sam era quello che faceva ridere tutti. Quello che amava i bambini. Che per tutti aveva una parola, uno sguardo, di attenzione, in un Mondo che se ne frega di tutti. Lo dicono i suoi amici, quelli che hanno portato i fiori, i pensieri, dove Sam è caduto per l’ultima volta. E dove tutto sembra essere ricominciato come se nulla fosse successo. Senza neppure un respiro, lo schiaffo di un lutto, un silenzio. AELLE
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