
«I rapporti tra Zali e le donne». È questo il tema al centro di una interpellanza dell'Mps del 31 marzo 2025 – oltre un anno fa –, poi trasformata in interrogazione, tuttora inevasa. E il cui testo viene ripreso in un'altra interpellanza, presentata questa mattina al Consiglio di Stato e firmata da Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini.
Interesse pubblico e urgenza
Come mai tornare su quel testo, dopo le dimissioni del consigliere di Stato Claudio Zali? «L'Ufficio presidenziale del Gran Consiglio non ha ritenuto che si trattasse di un tema da discutere con urgenza e ha declassato, senza batter ciglio, la nostra interpellanza a interrogazione, cioè a un atto parlamentare al quale il Governo dovrebbe rispondere per iscritto entro 60 giorni. Ora ne sono trascorsi più di 500 e l'evoluzione della situazione è tema di stretta attualità», spiegano i deputati. «Ma, soprattutto, non ha ritenuto di intervenire, fornendo una risposta, il Consiglio di Stato, nel quale siede, e sedeva già allora, anche Norman Gobbi, che aveva preso conoscenza della vicenda attraverso le segnalazioni del 2021, da lui stesso ammesse, e che, insieme al consigliere nazionale leghista Quadri, aveva classificato la questione come una "vicenda privata", accettando le spiegazioni di Claudio Zali».
I granconsiglieri menzionano «vecchie domande sempre più attuali e responsabilità politiche» – parole scelte per il titolo dell'interpellanza –, lamentando come, nonostante «circolassero voci, documenti, indiscrezioni e, soprattutto, atti relativi a procedimenti passati e in corso, è toccato ancora una volta ai deputati dell'MpS sollevare una serie di interrogativi, partendo dalla circostanza di un processo (nel quale Zali si presentava come parte lesa) che aveva al centro proprio la questione dei rapporti tra Zali e le donne».
Il contenuto
L’atto parlamentare del 2025, si legge nel testo presentato al Consiglio di Stato oggi, «traeva spunto da un processo che si era svolto in data 27 marzo 2025 in cui una “ex” del ministro Zali era comparsa alla sbarra per averlo ripetutamente diffamato e ingiuriato. La donna, si leggeva nell’atto di accusa firmato dal procuratore generale Pagani, aveva in particolare accusato Zali di essere un “picchiatore” e un “abusatore di donne indifese”». Nei due processi dello scorso anno – lo ricordiamo –, due donne entrambe conoscenti di Zali erano state denunciate dal consigliere di Stato per diffamazione, dopo aver pubblicato sui social materiale che le riguardava. Entrambe sono state condannate in primo grado; una delle due ha poi fatto appello.
I deputati dell'MPS, alla luce degli sviluppi della situazione, hanno deciso di ripresentare l'atto parlamentare sotto forma di interpellanza, modificando unicamente il testo introduttivo e riproponendo le stesse tre domande: «Claudio Zali aveva informato tempestivamente il Governo sulle vicende? Il Consiglio di Stato non ritiene che le sfortunate frequentazioni private del ministro Zali, oltre ad occupare una giustizia penale già oberata di lavoro, rischino di intaccare la credibilità del Governo (per non dire di metterlo in ridicolo), nonché di privare il direttore del DT della serenità e della lucidità necessarie per svolgere la sua funzione governativa? Oltre a quelle di cui ha già riferito la stampa, quante altre “ex” del ministro Zali sono in attesa di essere giudicate dai nostri tribunali penali?».
«L'interpellanza dovrà ricevere risposta durante la seduta del Gran Consiglio del prossimo 14 settembre».

