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Ticino
L’MPS: “Ci impedite di fare il nostro lavoro”
L’MPS: “Ci impedite di fare il nostro lavoro”
L’MPS: “Ci impedite di fare il nostro lavoro”
Redazione
6 anni fa
I deputati MPS denunciano ostracismo da parte del resto del Gran Consiglio e dei funzionari

Troppe trattande del Gran Consiglio sono evase con procedura scritta. È questa la denuncia del Movimento per il socialismo che snocciola i numeri in una lettera alla presidenza del Gran Consiglio. A febbraio sono state 11 su 15, a marzo saranno 5 su 10. Un’accusa quella di ostracismo, che i tre deputati allargano anche a una parte dei funzionari cantonali, imputati di “lavorare solo per una parte del Parlamento.

Non manca anche una stoccata al Governo: “A tutto questo si aggiunge il lassismo con cui si permette al Consiglio di Stato, in occasione delle risposte alle interpellanze, di non rispettare quanto previsto dalla Legge sul Gran Consiglio in merito al contenuto delle sue risposte”.

I deputati Simona Arigoni, Angelica Lepori e Matteo Pronzini concludono così: “Quella che abbiamo qui illustrato è la situazione di un gruppo di deputati/e che sono costretti ad assistere alle sedute del Gran Consiglio senza potersi esprimere sulla maggior parte dei punti che i gruppi che fanno parte dell’Ufficio presidenziale decidono di mettere all’ordine del giorno. Si tratta di un atteggiamento profondamente antidemocratico; ed è normale che la nostra risposta sia quella di mettere all’ordine del giorno temi sicuramente più importanti del primanostrismo micologico e sui quali, grazie al meccanismo delle interpellanze, abbiamo almeno la possibilità ed il diritto di esprimerci”.

Ecco per intero la lettera al presidente del Gran Consiglio

Egregio Presidente,come lei ben sa il nostro gruppo, nel corso degli ultimi mesi, ha ripetutamente denunciato e stigmatizzato la limitazione dei diritti democratici messa in atto dall’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio e dai partiti che lo compongono. Dall’inizio della legislatura, sistematicamente, per la stragrande maggioranza delle trattande sottoposte al Plenum del Gran Consiglio, l’Ufficio Presidenziale decide di applicare la procedura scritta. Procedura adottata con la chiara e precisa intenzione di impedire ai deputati del nostro gruppo di svolgere il proprio ruolo d’opposizione.Nella seduta di gennaio, su 11 trattande ben 8 erano con procedura scritta; a febbraio 11 su 15; per la prossima sessione di marzo su 10 trattande 5 prevedono la procedura scritta. Che la scelta sul tipo di procedura sia prettamente politica o partitica ce lo dimostrano chiaramente due trattande all’ordine della prossima sessione. Infatti, al fine di permettere alla destra xenofoba e razzista di profilarsi, l’Ufficio Presidenziale ha deciso di trattare con la procedura del dibattito ridotto una surreale discussione sulla introduzione di una tassa per i “fungiatt” non residenti in Ticino; viceversa, per evitare al PS di dover dare imbarazzanti risposte sulle ragioni che lo spingono a ritenere evasa una propria mozione per la lotta alla povertà, viene imposta la procedura scritta.Aggiungiamo che nell’esame di alcune trattande alle quali si applica la procedura scritta, la commissione ha discusso delle stesse sulla base di documentazione dettagliata e di udienze informative con il CdS: documentazione alla quale, naturalmente, noi non abbiamo accesso. Ci riferiamo, ad esempio, al rapporto della commissione relativo alla trattanda sulla istituzione di una rete completa di assistenti sociali comunali(punto 8 dell’ordine del giorno, procedura scritta naturalmente) nella quale si afferma tra l’altro che “il neo Consigliere di Stato Raffaele De Rosa che ha presentato in modo esaustivo il programma di legislatura del Consiglio di Stato“, e “illustrato gli obiettivi della Divisione dell'azione sociale delle famiglie“; si termina affermando che “dopo aver ricevuto la documentazione, la Commissione ha analizzato, nelle sue sedute, la suddetta iniziativa generica“. Le stesse considerazioni possono essere fatte per la trattanda al punto 9; qui si fa riferimento a dati, documentazione, note di carattere informativo a sostegno dei lavori della commissione.Vi è, palesemente, una parte dell’amministrazione (dalla quale proviene questo lavoro di documentazione) che lavora solo per una parte del Parlamento: non male come funzionamento democratico! Tutto questo, secondo noi, è chiaramente in contrasto, tra l’altro, con l’articolo 53 cvp. 1 della Legge Legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato che prevede che ”ogni deputato ha diritto alle informazioni e alla documentazione necessaria per i dibattiti, riservate le leggi speciali“. Trattandosi di documentazione relativa ad una discussione parlamentare questo materiale dovrebbe essere a disposizione di tutti i deputati: in particolare nei casi in cui la privazione della possibilità di una discussione plenaria impedisce ai deputati di porre domande, esprimere valutazioni, ottenere risposte, chiarimenti e approfondimenti.Immaginiamo già che lei ci dirà che su questioni fondamentali e cospicue, come il messaggio di 165 milioni per la conservazione del “patrimonio” (sic!) stradale, vi sarà un dibattito (ridotto, per carità, non si deve esagerare). Ma ci chiediamo che razza di dibattito può essere visto che nel messaggio della commissione possiamo leggere che “con lettera indirizzata alla presente Commissione da parte del Consiglio di Stato in data 15 gennaio 2020, ci è stato richiesto, considerati i necessari tempi tecnici per la valutazione del messaggio in oggetto, di autorizzare l’avvio delle procedure necessarie per la realizzazione degli interventi prospettati, come pure l’autorizzazione ad effettuare le prime spese (iscritte a preventivo 2020 degli investimenti”. Visto che tale autorizzazione è stata concessa da parte della commissione della gestione le saremmo grati se volesse comunicare, prima della seduta del Gran Consiglio, a noi (e al paese) in base a quali disposizioni di legge la commissione della gestione e finanze ha la competenza di concedere tale autorizzazione.A tutto questo si aggiunge il lassismo con cui si permette al Consiglio di Stato, in occasione delle risposte alle interpellanze, di non rispettare quanto previsto dalla Legge sul Gran Consiglio in merito al contenuto delle sue risposte. Come lei ben sa l’articolo 99 della LGC indica chiaramente che il Consiglio di Stato nelle risposte alle interpellanze e alle interrogazioni deve attenersi ad una comunicazione trasparente: esso informa in modo proporzionato, oggettivo e completo, distinguendo chiaramente tra dati e valutazioni, indicando le fonti, senza tralasciare elementi essenziali o tacere aspetti negativi. Qualora una disposizione di legge o un interesse pubblico superiore gli impediscano di rispondere a determinate domande, il Consiglio di Stato deve indicare espressamente l’esistenza di tale impedimento.Quella che abbiamo qui illustrato è la situazione di un gruppo di deputati/e che sono costretti ad assistere alle sedute del Gran Consiglio senza potersi esprimere sulla maggior parte dei punti che i gruppi che fanno parte dell’Ufficio presidenziale decidono di mettere all’ordine del giorno. Si tratta di un atteggiamento profondamente antidemocratico; ed è normale che la nostra risposta sia quella di mettere all’ordine del giorno temi sicuramente più importanti del primanostrismo micologico e sui quali, grazie al meccanismo delle interpellanze, abbiamo almeno la possibilità ed il diritto di esprimerci. Ma anche questo, evidentemente, vi dà fastidio: sappiamo (in particolare in casa del suo partito) che vi sono in atto manovre per limitare o negare anche questo diritto.Cordiali saluti.Simona Arigoni, Angelica Lepori, Matteo Pronzini - Gruppo MPS-POP-Indipendenti

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