
Un'interpellanza non basta. Ne sono convinti i granconsiglieri Matteo Pronzini e Giuseppe Sergi (MpS), che presentano un'iniziativa parlamentare elaborata per inserire un obbligo di notifica immediata di reato da parte della Chiesa cattolica ticinese in caso di reati commessi da suoi esponenti. Il riferimento, naturalmente, è alla vicenda del cappellano del Collegio Papio di Ascona, oggi in carcere con l'accusa di atti sessuali con fanciulli.
Questione di tempo
Pronzini e Sergi si interrogano sulla "tempestività della denuncia da parte delle autorità religiose quando vengono in possesso di informazioni relative alla configurazione di reati che coinvolgono dei religiosi". Come precisato dalla stessa Diocesi, infatti, la prima segnalazione di possibili abusi è giunta alla Curia in febbraio, ma è stata trasmessa al Ministero pubblico unicamente in aprile.
Accelerazione dell'iter
La richiesta era stata avanzata pochi giorni fa dai due deputati in un'interpellanza. La decisione di presentare un'iniziativa parlamentare viene giustificata da Sergi e Pronzini per "accelerare l'iter legislativo".
La proposta di modifica
In particolare, i parlamentari MpS chiedono di modificare l'art. 7 della Legge sulla Chiesa cattolica, inserendo un nuovo capoverso. "Ogni reato perseguibile d’ufficio o sospetto di reato che concerne un ecclesiastico deve essere immediatamente segnalato all’autorità giudiziaria civile. L'Ordinario (il Vescovo, ndr) è responsabile della segnalazione".
Chi accompagna le vittime
I due granconsiglieri affermano che "non si capisce per quale ragione l’autorità giudiziaria, con i propri esperti e i vari servizi dello Stato (tra i quali l’aiuto alle vittime, etc.), non possa garantire quel lavoro di 'accompagnamento' dei denuncianti che sembra garantirebbero invece strutture della Chiesa come la Commissione di esperti in caso di abusi sessuali in ambito ecclesiale".
Dubbi sul doppio ruolo di Gnesa
"A questo proposito - proseguono Sergi e Pronzini - la questione presenta qualche aspetto delicato. Questa commissione è attualmente presieduta da una persona appartenente alla magistratura (la magistrata dei minorenni Fabiola Gnesa, ndr). Si presume quindi che, anche in questa attività, la sua azione debba conformarsi all’obbligo di denuncia previsto dalle disposizioni di legge. Si tratta di una posizione che potrebbe oggettivamente rappresentare delle conflittualità".

