
Approderà presto in aula il caso della furiosa lite scoppiata il 7 novembre dello scorso anno in un palazzo di via Antonio Chiesa a Chiasso. Come riporta il Corriere del Ticino il dibattimento si aprirà il 18 settembre alle Assise criminali di Mendrisio. Presiederà la Corte il giudice Mauro Ermani.
Il 37enne italiano che aggredì con un monopattino la sua ex e i genitori di lei è accusato di tentato omicidio intenzionale, lesioni semplici, in parte qualificate, coazione e contravvenzione alla Legge federale sugli stupefacenti.
La lite, ricordiamo, era scoppiata per motivi familiari. Sembra che l'uomo volesse riconciliarsi con l'ex compagna, un tentativo che però i genitori di lei avrebbero osteggiato. L'uomo avrebbe reagito violentemente in seguito a una frase pronunciata dai genitori che gli avrebbero dato del fallito, sia come uomo che come padre. Da qui la violenta reazione.
Ad avere la peggio era stata la madre 71enne dell'ex compagna, ridotta in fin di vita. La donna riuscì a caversela ma i danni cerebrali subiti saranno con ogni probabilità permanenti. Ad essere aggredtiti furono anche il marito di lei, un 77enne originario della Campania, che fu dimesso dall'ospedale dopo qualche giorno, e l'ex compagna dell'aggressore, che si frappose per difendere i genitori.
Per la Corte sarà decisivo stabilire se quelle dure parole siano state effettivamente pronunciate da una delle vittime o meno. La perizia psichiatrica riconosce infatti al 37enne una scemata imputabilità di grado medio a fronte dell'esistenza dell'invettiva. Se, al contrario, questa non fosse stata pronunciata, per l'autore del referto andrebbe concessa al reo solo una lieve scemata imputabilità. Una differenza sostanziale, dato che nel primo caso è accordata una riduzione della pena da espiare pari al 50%, mentre nel secondo l'attenuazione della sanzione è del 25%.
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