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Ticino
L’Italia riapre, Merlani: “Poco prudente”
Redazione
6 anni fa
Il medico cantonale preoccupato per gli scambi più intensi che potranno derivare: “Non vorrei rivedere risalire la curva”

Altra giornata da doppio zero in Ticino. Nelle ultime 24 ore nel nostro Cantone non sono stati registrati né contagi né decessi da coronavirus. Il numero complessivo di persone positive al covid19 si attesta così a 3315, mentre da otto giorni i decessi restano fermi a 348. Sono 897 invece le persone dimesse dagli ospedali, due in più rispetto a ieri. Sono dati confortanti a livello sanitario, come conferma il medico cantonale Giorgio Merlani ai microfoni di Radio 3i. “Lo ammetto, sono colpito anch’io in positivo. Avevamo detto di non cantare vittoria troppo presto dopo le aperture dell’11 maggio. Dopo tre settimane i dati restano bassi. Anche gli ospedali non hanno praticamente più nessun nuovo ricovero, né consultazioni in pronto soccorso. Siamo a un livello minimo”.

Alcune ipotesi sui dati positivi

Come leggere quindi questi dati positivi? Per Merlani bisogna ancora attendere per avere una spiegazione definitiva, ma è possibile formulare delle ipotesi. “La questione della stagionalità è un tema che si è discusso più volte. Scientificamente sappiamo che i coronavirus hanno una stagionalità e questo può essere un punto che propende per questo aspetto. Vediamo però che paesi al Sud del mondo, con climi tropicali caldi e umidi, hanno un andamento dell’epidemia molto preoccupante. Faccio quindi un po’ fatica a credere a questo fattore”. Si parla anche del virus che si sarebbe adattato meglio all’essere umano, diventando meno virulento. “Anche questo aspetto è particolare” prosegue Merlani. “I virus possono mutare, ma che il Covid-19 lo faccia così rapidamente a livello globale e che il virus “leggero” spodesti quello più grave è un’ipotesi un po’ strampalata. Le misure messe in atto hanno comunque una loro efficacia”.

Riapertura delle frontiere: "Misura eccessivamente coraggiosa"

Il Governo di Roma ha confermato per domani la riapertura unilaterale delle frontiere italiane con la Svizzera. Oggi pomeriggio alle 15.00 è attesa una conferenza stampa a Bellinzona, durante la quale Consiglio di Stato e lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta faranno alcune precisazioni in merito. Sono infatti molte le domande che si sono sollevate negli scorsi giorni. Ciò non toglie che da domani chi volesse recarsi oltre confine potrà farlo, cosa che causerà un maggior movimento della popolazione. Una misura che il medico cantonale considera poco prudente. “Stupisce l’idea di portare avanti la decisione di aprire al 3 giugno. La Svizzera ha un’epidemiologia che è radicalmente diversa da quella lombarda. Posso capire che sia necessario far girare l’economia, ma mi sembra eccessivamente coraggiosa questa misura. Gli altri paesi confinanti, che riaprono il 15 giugno, hanno un’epidemiologia più simile alla nostra e sicuramente più tranquilla. La Lombardia ha superato il picco, ma ha dei valori che corrispondono ai nostri di un mese fa. Avere nuovi scambi di questa intensità mi sembra eccessivamente entusiasta e poco prudente”.

Per Merlani bisognerà quindi appellarsi al buon senso delle persone. “Un discreto scambio transfrontaliero lo abbiamo già quotidianamente con i frontalieri e questo funziona. Sono però persone professionalmente attive che hanno tutto l’interesse a proteggersi e a proteggere le persone con cui lavorano. Le misure sanitarie sono quindi seguite. Sono più preoccupato dal resto delle persone, che già contestano le misure e che si vogliono muovere di più. Non vorrei smentire le ipotesi di colleghi che dicono che il virus è clinicamente scomparso o che è diventato innocuo. Non vorrei contraddire i fatti e vedere risalire la curva”.

Il virus è clinicamente sparito?

Ha infatti fatto scalpore negli scorsi giorni l’affermazione del primario del San Raffaele di Milano Alberto Zangrillo, secondo cui il Covid-19 “dal punto di vista clinico non esiste più”. Un’affermazione che secondo Merlani è da prendere con le pinze. “La medicina non si fa di opinioni di singoli medici, per quanto brillanti, ma si fa con la ricerca e gli studi scientifici seri. Se si confermasse questa ipotesi, tanto meglio. Ma allo stato attuale non ho nessun elemento solido scientifico per dire che sia un’ipotesi da seguire. Mi stupirebbe un adattamento così veloce del virus e un crollo dell’impatto della virulenza”.

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