
“Abbiamo concordato il contributo svizzero insieme alla controparte italiana che non ha mai reclamato”.
Il delegato del Cantone per i rapporti transfrontalieri, Francesco Quattrini, ci racconta i retroscena del progetto di cooperazione internazionale transfrontaliera fra Italia e Svizzera.
“Dieci giorni fa a Milano Ticino, Lombardia, Val d’Aosta, Piemonte, Bolzano, Grigioni e Vallese hanno firmato il programma operativo che contiene le linee d’azione e le cifre finanziarie dell’operazione. La Svizzera verserà 8.5 milioni di euro, l’Italia 17, e l’UE 100. Il calcolo che viene fatto, che vede un contributo di 117 milioni italiani, è dunque arbitrario. Non esiste una vera differenza di partecipazione tanto più se si considera che le regioni italiane che beneficerebbero della sovvenzione hanno un bacino di 4 milioni di persone e i tre Cantoni svizzeri 800 mila”.
Ma non è tutto, il Ticino – spiega Quattrini – è stato il primo Cantone a muoversi per il progetto, assumendo il ruolo di coordinatore. “Il progetto è importante e il nostro Cantone con il SECO, Vallese e Grigioni sta discutendo le vie percorribili per scongiurare la caduta di questo programma.”
A questo proposito nel corso della scorsa settimana, tre Consiglieri nazionali, tra cui il PLR Ignazio Cassis, hanno presentato delle interrogazioni al Consiglio federale per avere rassicurazioni in merito alla salvaguardia del progetto.
“Se dovesse andare a monte sarebbe grave per l’Italia. Le sovvenzioni europee non verrebbero distribuite alle zone di frontiera. La più colpita sarebbe la Lombardia, l’unica a confinare solo con la Svizzera, che perderebbe 60 milioni di sovvenzioni dall’Ue. Dobbiamo evitare la perdita di questo importante capitale che ci aiuterà a sviluppare progetti transfrontalieri concreti” – conclude Quattrini.
Dal canto suo, la Commissione europea ha rassicurato le parti: i progetti definitivi potranno essere consegnati anche dopo la data limite, ormai superata, del 22 settembre.
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