
Sembra essere finito su un binario morto l'accordo fiscale tra Svizzera e Italia, nonostante il Consiglio di Stato ticinese abbia deciso di rinunciare all'obbligatorietà del casellario giudiziale per l'ottenimento dei permessi B e G con l'obiettivo di eliminare l'ultimo ostacolo alla firma da parte di Roma. Firma che sembrava dover giungere lo scorso 26 giugno, ma che è stata rinviata a data da definire.
Anche perché, come spiega il responsabile del Centro di competenze tributarie della SUPSI Samuele Vorpe in un'intervista al Giornale del Popolo, il Governo italiano ha già ottenuto ciò che voleva dal nostro Paese, ovvero lo scambio di informazioni in materia fiscale, per cui non vede l'urgenza di ratificare l'accordo.
"Non credo molto che l'Italia firmerà, perlomeno nel breve termine" afferma Vorpe al GdP. "Ritengo invece che il Ticino dovrebbe rifarsi su Berna, essendo parte lesa."
"Gli affari esteri sono di pertinenza della Confederazione, la quale deve salvaguardare gli interessi del Cantone" prosegue Vorpe. "Se questo non avviene, com'è il caso, serve una forma di solidarietà da parte della Confederazione, chiamata a fornire una compensazione finanziaria al Ticino."
Secondo Vorpe, quindi, Berna dovrebbe risarcire il Ticino con "almeno una somma pari a 15 milioni di franchi l'anno, cioé la differenza tra l'accordo precedente e quello in fase di stallo."
L'intervista integrale a Samuele Vorpe è pubblicata sul Giornale del Popolo di oggi.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

