
Il voto sull'IRB si avvicina. E a Bellinzona sale la tensione. Tanto che ormai è scoppiata la "guerra dei cartelloni". Con i contrari che "copiano" i cartelloni del Gruppo di sostegno. E Fulvio Caccia e Giorgio Noseda che non ci stranno. E lo dicono a gran voce."Imbroglioni! La campagna sul campus universitario ha largamente passato il limite dell'indecenza!", sostiene il copresidente del Gruppo di sostegno IRB Fulvio Caccia. E ancora: "Dapprima sono stati utilizzati metodi da discutibili a inaccettabili per raccogliere le firme, traendo in inganno le persone poco informate delle decisioni politiche e mancando di rispetto alla libertà altrui con toni e metodi verbalmente violenti. Poi sono arrivati i cartelloni con affermazioni che screditano l'autorità, come la ridicola critica alla scelta della data della votazione, e altre fuorvianti affermazioni, che comunque potevano essere ancora catalogate in un pessimo uso della libertà di espressione, anche se l'effetto (voluto?) è quello di disorientare i bellinzonesi". E infine: "Chi pensava che si era toccato il fondo si sbagliava di grosso. Non ci sono limiti all'indecenza da parte degli oppositori alla realizzazione del campus universitario sull'ex campo militare. Utilizzare la stessa grafica e le stesse frasi dei fautori per condurre la campagna contraria è segno evidente di una profonda perversione dello spirito democratico e dell'onestà intellettuale di chi sceglie questa via. Siamo di fronte a una squadra di imbroglioni". "Non sono bellinzonese - spiega da parte sua il presidente dell'IRB Giorgio Noseda - ma mi fa molto male vedere come in questa bella città ci siano persone che non la amano e sfoderano il loro astio al punto di ostacolare il suo avvenire culturale e lo sviluppo della sua economia. Avrete capito che sto parlando dei promotori del referendum contro l’IRB che già per la raccolta delle firme hanno usato mezzi inqualificabili, come quello di assoldare dei giovani, anche se gli stessi non conoscevano il problema che erano tenuti a spiegare o, peggio ancora, davano informazioni tendenziose e non veritiere. A Bellinzona molti parlano di questi giovani mandati allo sbaraglio, attirati da una cifra considerevole (sono tornati i soldati mercenari?). Se a chi propagandava un prato verde si chiedeva: “Dove?”, o non sapeva rispondere o indicava un luogo errato. Se gli si domandava perché era contro l’IRB, diceva che non era contrario, ma che la nuova costruzione avrebbe distrutto il prato, ignorando che la futura sede dell’IRB occuperebbe solo un decimo di un’ampia superficie verde che oltretutto verrebbe sistemata dopo anni d’incuria". "Anche i cartelloni, che i promotori del referendum hanno fatto affiggere - aggiunge Noseda - contengono insinuazioni menzognere. Leggiamoli: “Più distruggiamo il verde urbano, peggio staranno i nostri figli”, come se a Bellinzona di verde non ce ne fosse. Altra falsità: “Usano l’IRB per bloccare il parco”. Ma quale? Quel prato che quando piove si trasforma in pozzanghera maleodorante e insana che fa star peggio i “nostri figli”? E dicono ancora: “No alla manipolazione del piano regolatore”, quasi che un simile piano non debba regolare la vita dell’uomo. E così via di bugia in bugia! Ma i referendisti hanno un disegno preciso. Sono convinto che le manovre di Buzzi e di Cheda (non so se dietro vi è qualcuno che tira i fili), che si ripetono frequentemente e a scadenza regolare con referendum, lancio di iniziative e ricorsi contro le decisioni prese a grande maggioranza e dopo attente riflessioni dalle istanze democratiche della Città di Bellinzona, hanno l’intento di destabilizzare Municipio, Consiglio comunale, partiti, uffici amministrativi e opinione pubblica. La loro quindi è una lotta politica. Una vittoria del SÌ ridarebbe slancio a tutte le istituzioni politiche bellinzonesi, non permettendo a questi loro avversari di prendere nuovamente in mano quelle redini che credono di avere in mano dopo alcuni referendum riusciti".
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