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Ticino
"L'Iran è molto diverso da quello che immaginavamo"
"L'Iran è molto diverso da quello che immaginavamo"
"L'Iran è molto diverso da quello che immaginavamo"
Redazione
9 anni fa
Marco Passalia racconta il viaggio a Teheran. “Un Paese molto aperto, con opportunità anche per noi ticinesi”

Anche il Ticino può approfittare della fine del regime sanzionatorio nei confronti dell'Iran. Ne è convinto il vicedirettore e responsabile export della Camera di commercio del Canton Ticino (CC-TI), Marco Passalia, fresco di rientro da un viaggio nel Paese mediorientale insieme al delegato alle relazioni esterne della CC-TI, Michele Rossi, e a una ventina di imprenditori ticinesi, tra cui tre donne.

La delegazione ticinese ha partecipato dal 29 aprile al 3 maggio alla prima missione in Iran organizzata dalla CC-TI e dalla Lugano Commodity Trading Association (LCTA), in collaborazione con Switzerland Global Entreprise (S-GE).

Un Paese, l'Iran, che agli occhi di un profano potrebbe sembrare poco attrattivo per gli imprenditori del nostro Cantone. Ma Passalia è convinto del contrario, a maggior ragione dopo aver tastato il polso della situazione con le proprie mani.

"È vero che l'Iran è un paese oggetto di molti pregiudizi, anche se ammetto che chi si muove per affari è abituato ad avere meno pregiudizi rispetto al cittadino medio" ci dice Passalia. "In ogni caso abbiamo scoperto una realtà molto diversa da quella che ci potevamo immaginare. L'Iran è un Paese molto aperto, con un'istruzione molto elevata e una popolazione molto accogliente. Tutti, dal tassista all'imprenditore, parlano l'inglese, cosa non scontata nell'area mediorientale. Noi siamo abituati a viaggiare per business in paesi come Russia, Kazakistan o Turchia e spesso abbiamo bisogno di un interprete. Invece in Iran non è stato necessario."

È stato però necessario informarsi bene prima di affrontare il viaggio. "Ci siamo preparati con un briefing storico, politico e culturale per capire meglio il paese prima di visitarlo" spiega Passalia, citando un esempio di un possibile elemento di incomprensione. "Ovviamente in Iran molte usanze sono diverse. È sconsigliato ad esempio fare il segno dell'ok sollevando il pollice, poiché viene considerato un segnaccio. Ci era stato detto anche che sarebbe stato opportuno non indossare la cravatta, anche se poi ho notato che diversi imprenditori iraniani ce l'avevano lo stesso. Qualcuno avrebbe potuto temere per il trattamento riservato alle donne, ma le rappresentanti della nostra delegazione hanno potuto rapportarsi con tutti senza problemi, seppur con il velo. Sono state trattate alla pari di noi uomini."

L'Iran non sembra quindi essere quel regno dell'oscurantismo che in molti immaginano. Ma al di là degli aspetti culturali, ci sono davvero opportunità concrete per le imprese ticinesi?

"Ce ne sono parecchie, perché è un mercato di 80 milioni di abitanti che necessita di nuove infrastrutture, di investimenti per nuovi macchinari, e via dicendo" risponde Passalia. "Vi sono quindi possibilità di lavoro per l'industria delle macchine e delle macchine utensili, per il settore automotive e ferroviario, per il farmaceutico e per il settore delle materie prime, anche ticinesi."

Il vice direttore della CC-TI ci spiega che nella delegazione ticinese erano presenti pure imprenditori che già in passato avevano lavorato con l'Iran ma che avevano interrotto la collaborazione una volta introdotte le sanzioni. "Questo viaggio ha consentito loro di riallacciare i contatti con i clienti e con i venditori" afferma Passalia, sottolineando che i nostri imprenditori sono stati accolti a braccia aperte. "La Svizzera ha una reputazione molto elevata in Iran, sia perché il nostro Paese ha rappresentato gli interessi statunitensi nel Paese contribuendo alla firma dell'accordo di uscita dalle sanzioni, sia perché siamo visti come simbolo di precisione e alta qualità. Il made in Switzerland piace molto in Iran."

È comunque vero, ammette Passalia, che operare in Iran può comportare dei rischi. "In particolare la problematica degli incassi e dei pagamenti da clienti iraniani, ma anche il rischio di insolvenza da parte del cliente, dato che la situazione è meno controllabile rispetto ad altri paesi a causa della mancanza di informazioni affidabili" dichiara. "So che ci sono aziende che sono rimaste scottate, anche in base a indicazioni avute da imprenditori svizzeri in loco. Ci sono però anche aziende che lavorano bene con l'Iran."

Si spera quindi che le aziende ticinesi possano rientrare tra queste ultime. "L'obiettivo è creare nuovi mercati di sbocco per i nostri prodotti" conclude Passalia. "È vero che ci sono delle difficoltà oggettive, ma ci sono anche grandi opportunità. Durante il viaggio abbiamo allacciato dei contatti che ora intendiamo intensificare. Proprio in questo senso la Camera di commercio di Teheran sarà nostra ospite dopo l'estate in Ticino per approfondire alcuni discorsi dopodiché, in base alla variabili internazionali e nazionali tra cui le elezioni presidenziali del 19 maggio, effettueremo un secondo viaggio in Iran. Sono convinto che il Ticino potrà farsi valere."

Andrea Stern

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