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Ticino
L'ira di Gendotti su Incontro democratico
Redazione
16 anni fa
Il ministro fa nomi e cognomi: "I Righinetti e i Ducry" "decidano in quali scarpe vogliono continuare a cam­minare"

"Se ne sentiva davvero la mancanza!". Non usa troppi giri di parole il Consigliere di Stato liberale Gabriele Gendotti per attaccare la neonata associazione Incontro democratico.Lo fa con un fondo affidato alle colonne del Corriere del Ticino. E con una lunga premessa. "Compattati i ranghi in occasione del congresso, nominato un presi­dente di generale consenso, fatti alcuni passi in un nuovo clima - scrive Gendotti - ecco che a ge­lare (o a infiammare) i sentimenti di tut­ti ci ha pensato l'uscita di Incontro de­mocratico. Destabilizzante per il parti­to, per la nuova presidenza, per i consi­glieri di Stato, per i granconsiglieri che pur nel confronto dialettico interno han­no sempre mantenuto un'esemplare coe­renza. Ma destabilizzante soprattutto per la gran parte dei militanti, per quelli chia­mati nei Comuni a conciliare faticosa­mente attese e mezzi, a districarsi gior­no per giorno, settimana dopo settima­na con l'arduo compito di amministra­re i Comuni. Municipali, consiglieri co­munali e presidenti sezionali che si tro­vano a dover spiegare ciò che non ha senso, dovendo sopportare battute tra il divertito, quelle degli avversari politici, e lo sconsolante, quelle degli amici". E ora? Il ministro indica la via. "Bi­sognerà una buona volta, ma non qui e non ora, mettere le mani nelle ortiche per identificare mandanti ed esecu­tori". "Quando si è trattato di dire, chiaramen­te, che cosa pensava la base di Idealibe­rale - prosegue Gendotti - l'ho fatto senza peli sulla lingua. Che addirittura nell'agenda di Idealibe­rale si stia ora prefigurando un «incon­tro interlocutorio ed esplorativo» con i presidenti del PPD, della Lega e del­l'UDC, è semplicemente assurdo. Ma so­no altrettanto convinto che la base del PLRT non condivide per nulla la recen­te adesione di suoi rappresentanti, an­che parlamentari, all'iniziativa di In­contro democratico". E poi la bomba, con tanto di nomi e cognomi. "Il congresso di gennaio, con i rumorosi mugugni della sala che hanno sentito tutti, ha fatto capire chiaramente di non sentirsi rappresentato né dai Righinetti né dai Ducry". "E allora - conclude Gendotti - penso che sia meglio per tutti e una volta per tutte che queste persone, da una parte e dall'altra, decidano in quali scarpe vogliono continuare a cam­minare. Se per loro il partito è troppo di sinistra o è troppo di destra, se guarda­no ai socialisti o al PPD (quanti liberali radicali si saranno voltati nella tomba!), facciano finalmente il passo che li farà sentire a casa loro. Saremmo tutti più soddisfatti".

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