
"Se ne sentiva davvero la mancanza!". Non usa troppi giri di parole il Consigliere di Stato liberale Gabriele Gendotti per attaccare la neonata associazione Incontro democratico.Lo fa con un fondo affidato alle colonne del Corriere del Ticino. E con una lunga premessa. "Compattati i ranghi in occasione del congresso, nominato un presidente di generale consenso, fatti alcuni passi in un nuovo clima - scrive Gendotti - ecco che a gelare (o a infiammare) i sentimenti di tutti ci ha pensato l'uscita di Incontro democratico. Destabilizzante per il partito, per la nuova presidenza, per i consiglieri di Stato, per i granconsiglieri che pur nel confronto dialettico interno hanno sempre mantenuto un'esemplare coerenza. Ma destabilizzante soprattutto per la gran parte dei militanti, per quelli chiamati nei Comuni a conciliare faticosamente attese e mezzi, a districarsi giorno per giorno, settimana dopo settimana con l'arduo compito di amministrare i Comuni. Municipali, consiglieri comunali e presidenti sezionali che si trovano a dover spiegare ciò che non ha senso, dovendo sopportare battute tra il divertito, quelle degli avversari politici, e lo sconsolante, quelle degli amici". E ora? Il ministro indica la via. "Bisognerà una buona volta, ma non qui e non ora, mettere le mani nelle ortiche per identificare mandanti ed esecutori". "Quando si è trattato di dire, chiaramente, che cosa pensava la base di Idealiberale - prosegue Gendotti - l'ho fatto senza peli sulla lingua. Che addirittura nell'agenda di Idealiberale si stia ora prefigurando un «incontro interlocutorio ed esplorativo» con i presidenti del PPD, della Lega e dell'UDC, è semplicemente assurdo. Ma sono altrettanto convinto che la base del PLRT non condivide per nulla la recente adesione di suoi rappresentanti, anche parlamentari, all'iniziativa di Incontro democratico". E poi la bomba, con tanto di nomi e cognomi. "Il congresso di gennaio, con i rumorosi mugugni della sala che hanno sentito tutti, ha fatto capire chiaramente di non sentirsi rappresentato né dai Righinetti né dai Ducry". "E allora - conclude Gendotti - penso che sia meglio per tutti e una volta per tutte che queste persone, da una parte e dall'altra, decidano in quali scarpe vogliono continuare a camminare. Se per loro il partito è troppo di sinistra o è troppo di destra, se guardano ai socialisti o al PPD (quanti liberali radicali si saranno voltati nella tomba!), facciano finalmente il passo che li farà sentire a casa loro. Saremmo tutti più soddisfatti".
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

