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Ticino
"L'integrazione dei bambini con handicap funziona"
"L'integrazione dei bambini con handicap funziona"
"L'integrazione dei bambini con handicap funziona"
Redazione
10 anni fa
Il Governo risponde all'interrogazione presentata da 23 deputati. "Non c'è mancanza di disponibilità a integrarli"

Lo scorso 9 novembre il deputato Tiziano Galeazzi e altri 22 colleghi avevano presentato un'interrogazione parlamentare riguardante l'integrazione dei bambini con handicap nelle scuole ticinesi.

L'interrogazione riguardava inoltre le difficoltà di alcuni allievi affetti da Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA) e gli interrogativi aperti sul riconoscimento o meno di questi problemi da parte del corpo insegnati e dai direttori di scuole. "Sembra che in Ticino vi siano diversi modi d'operare, chi più e chi meno", avevano avvertito gli interroganti, che evidenziavano inoltre "la mancanza da parte di molti docenti "nel 'diagnosticare' tale DSA".

Il Governo ha risposto all'interrogazione negli scorsi giorni, rilevando che, in relazione all’integrazione degli allievi con bisogni speciali, "il Ticino ha da sempre condotto una politica scolastica fortemente integrativa ed è da sempre riconosciuto in Svizzera come un modello di eccellenza in materia di integrazione".

Non risulta inoltre alcuna mancanza di disponibilità nell’accogliere persone con handicap nelle scuole/classi normali. Tuttaviala loro integrazione "richiede agli attori scolastici coinvolti di affrontare situazioni molto eterogenee tra loro, che possono rendere difficile la creazione di percorsi formativi adatti ed efficaci. Le difficoltà incontrate dalla scuola nella promozione dell’integrazione, laddove sussistono, non dipendono da una scarsa disponibilità ma sono piuttosto influenzate dalle specificità delle singole situazioni, dalle condizioni presenti nelle sedi scolastiche, dalle diverse culture di istituto e dall’eterogeneità della dotazione infrastrutturale, tutte cose che il DECS si impegna a far evolvere positivamente nel segno dell’inclusione".

Direttori e docenti "sono tenuti ad accogliere tutti gli allievi" e "non hanno facoltà di decidere se accettare o meno allievi con bisogni speciali". "Secondo le disposizioni vigenti, l’istituto scolastico definisce tramite una procedura di valutazione standardizzata i bisogni dell’allievo o dell’allieva e richiede le misure di pedagogia supplementare necessarie, tra le quali figura anche la scolarizzazione speciale, che è solo una delle possibilità offerte".

"Gli allievi che manifestano Disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) sono trattati dai servizi del sostegno pedagogico (SSP) delle scuole comunali e delle scuole medie e non rientrano nell’ambito di intervento della scuola speciale. La sensibilizzazione, l’informazione e la formazione sui DSA è in atto da diverso tempo - spiega ancora il Governo - Da un punto di vista operativo, nel 2012 il Cantone ha emanato una decisione dipartimentale seguita nel 2014 da una direttiva che definisce le misure di compensazione possibili per gli allievi che manifestano DSA. 

Per quanto riguarda invece l’inserimento di bambini con disabilità di vario tipo i docenti sono affiancati da operatori pedagogici per l’integrazione che mettono a disposizione competenze specifiche. I Servizi del sostegno pedagogico delle scuole comunali sono stati potenziati, "sia per quanto riguarda i docenti di sostegno, sia per quanto riguarda le figure specialistiche". 

Infine, l’aumento del numero di allievi con bisogni speciali inseriti nella scuola regolare e l’aumento del numero delle classi inclusive è senz’altro auspicabile per il Governo. "Sono tuttavia da valutare con attenzione le conseguenze di un tale aumento, soprattutto in termini di qualità delle condizioni di insegnamento e apprendimento".

"Il progetto di riforma della scuola dell’obbligo “La scuola che verrà” riconosce nell’inclusione uno dei principi fondanti della scuola ticinese e intende rafforzarlo ulteriormente attraverso proposte di innovazione organizzative e pedagogiche".

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