
“Un violento attacco ideologico”. L’associazione delle imprese familiari ticinesi, in conferenza stampa, ha descritto così l’iniziativa per il futuro che propone di introdurre un’imposta federale al 50% per le successioni e donazioni superiori ai 50 milioni di franchi. Il gettito - se il testo dovesse essere accettato alle urne - dovrà essere usato per finanziare la lotta al cambiamento climatico e la transizione ecologica.
Le sfide delle imprese di famiglia
Ma la successione è già uno dei punti critici delle imprese familiari, spiega il presidente dell’associazione ticinese di categoria Martino Piccioli. Questo perché “i tempi moderni sono sempre più difficili. È già una sfida trovare le persone della nuova generazione che hanno desiderio di riprendere l’impresa di famiglia e con le giuste competenze”. Una nuova imposta – afferma Piccioli – potrebbe quindi indurre ancora di più ad abbandonare l’attività di famiglia.
Un rischio per la competitività
La difficoltà nei passaggi generazionali è sottolineata anche in un volume che mappa questa realtà imprenditoriale in Ticino. Tra gli autori c’è il professor Carmine Garzia, responsabile dell’Osservatorio sulle imprese familiari AIF-SUPSI. Secondo lo studio, i soci AIF registrano in media una cifra d’affari di 45 milioni di franchi. Buona parte delle imprese potrebbero essere toccate dall’imposta in votazione il 30 novembre, secondo il professor Garzia. “Un’iniziativa di questo tipo porterebbe gli imprenditori a pianificare delle politiche di estrazione del valore dall’azienda (cioè tirar fuori il patrimonio e i dividendi)”. E questo avrebbe “degli effetti sulle competitività del sistema industriale svizzero”
Toccate anche le PMI
Infine, la soglia dei 50 milioni “sembra estremamente elevata, ma si può raggiungere in modo relativamente facile”, argomenta Fabio Regazzi. E ciò perché il valore di un’azienda contempla diversi fattori, spiega il consigliere agli Stati e vicepresidente dell’associazione imprese familiari. “Spesso sono valori immateriali, quindi non c’è liquidità da cui attingere”. Secondo Regazzi, da questo punto di vista verrebbero messe in difficoltà diverse piccole e medie aziende.

