
L’Unione democratica di centro (UDC) ha confermato ieri il lancio della sua iniziativa contro la libera circolazione delle persone. "Quest’ultima mette Numes in una situazione “win-win”- si legge in un comunicato del Nuovo movimento europeo svizzero - se l’iniziativa venisse respinta (ciò per cui Numes si batte), si proseguirebbe con lo sviluppo delle relazioni tra la Svizzera e l’Unione europea (UE); se l’iniziativa venisse accettata, allora la possibilità di un’adesione della Svizzera all’UE ridiventerebbe un’opzione realistica. In entrambi i casi, Numes si impegnerà nella difesa dei diritti e delle libertà delle cittadine e dei cittadini in Svizzera e delle svizzere e degli svizzeri che risiedono in Europa".
"Centinaia di migliaia di svizzere e di svizzeri risiedono e lavorano nell’UE. La fine della libera circolazione delle persone non rimetterebbe solo in forse le loro esistenze, ma rappresenterebbe un rischio per il benessere della Svizzera nel suo insieme. In effetti, la fine della libera circolazione delle persone minaccerebbe gli accordi bilaterali tra la Svizzera e l’UE e avrebbe gravi conseguenze per il mondo della ricerca e dell’economia e per la prosperità del paese".
“La fine della libera circolazione delle persone – e allo stesso tempo la fine degli accordi bilaterali – sarebbe devastante per la Svizzera rendendo in questo modo un’adesione all’UE di nuovo un’opzione realistica”, ritiene il consigliere nazionale e copresidente di Numes Martin Naef.
“Va da sé che faremo tutto il possibile affinché quest’iniziativa venga respinta. Se essa venisse comunque accettata – mettendo così fine agli accordi bilaterali – ne deriverebbe il bisogno di rifare un grande passo in direzione dell’UE. Dal nostro punto di vista, l’impasse in cui si trovano le relazioni Svizzera-UE fa in modo che il processo di integrazione venga accelerato” ricorda il copresidente di Numes Françoix Cherix.
(Nella foto il vicepresidente Numes CH Jacques Ducry)
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