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Ticino
“Linea dura? No, linea traballante”
Redazione
6 anni fa
Il dottor Garzoni è scettico sull’efficacia delle decisioni prese ieri da Berna, sottolineando il rischio che le chiusure dei negozi portino più gente a concentrarsi in fasce orarie più ristrette

Ieri Berna ha confermato le misure scelte martedì, imponendo la chiusura a bar e ristoranti alle 19, aggiungendo inoltre chiusure serali e domenicali per i negozi in vista del Natale. Ma cosa ne pensa chi lavora in campo medico-sanitario? Teleticino l’ha chiesto al dottor Christian Garzoni della clinica Moncucco, che pur comprendendone lo spirito non si è mostrato del tutto entusiasta.

Un commento su queste decisioni prese da Berna?
“La cosiddetta linea dura di Berna in realtà è una linea un po’ traballante. Ci hanno messo del tempo a decidere, decidono sempre a pezzi e pezzettini... quanto sia efficace è difficile dirlo nel nostro Cantone, quando la ristorazione in parte era stata chiusa. Non so se cambiare dalle 22 alle 19 porti veramente qualcosa, ho anche qualche dubbio sulla chiusura domenicale e serale dei negozi perché concentrerà ancora di più le persone in fasce orarie più ristrette. Qualche dubbio ce l’ho. È chiaro che la situazione svizzera resta instabile, stessa cosa a livello ticinese, nessuno vuole una terza ondata sulla seconda. Noi siamo in mezzo alla seconda ondata, che non è ancora passata, e un raddoppio dei numeri partendo da cifre ampie è estremamente pericoloso. Io penso che il Consiglio federale abbia avuto paura di un rilassamento a causa delle feste, generando una terza ondata che sarebbe stata catastrofica”.

A preoccupare in questo momento sono soprattutto i ricoveri. Secondo lei, che è in prima linea, sono effettivamente un problema?
“Certo che sono un problema. Purtroppo ci siamo abituati a certi numeri, però tutti i giorni abbiamo dagli 8 ai 10 morti in Ticino per Covid, abbiamo più di 300 pazienti ospedalizzati e interi ospedali dedicati al Covid che non possono più curare pazienti con altre malattie. Le risorse non sono illimitate, le cure intense non possiamo aumentarle ancora ma abbiamo più di 40 pazienti ospedalizzati. Siamo con l’acqua alla gola. Possiamo andare avanti così, sarà dura ma lo facciamo volentieri, però non si possono raddoppiare i numeri perché farebbe cadere il sistema”.

Sono state emanate nuove raccomandazioni per il Natale, lei cosa si sente di consigliare?
“Dobbiamo essere molto semplici e avere molto buonsenso: il piccolo nucleo famigliare è sensato, i pranzi sono pericolosi perché si sta a lungo senza mascherina vicino agli altri. Va molto bene incontrarsi all’aperto e non dobbiamo avere vergogna ad incontrarci all’interno con le mascherine. Così come non dobbiamo vergognarci di declinare degli inviti, dobbiamo avere rispetto e proteggere le persone più vulnerabili. Il mio “egoismo” di voler vedere magari i nonni potrebbe metterli in pericolo. Incontriamo le persone anziane quindi ma in sicurezza, da vicino e anche a distanza, ma non cerchiamo a tutti i costi di voler fare l’aperitivo o il pranzo di Natale. Cerchiamo di trovare altre forme per festeggiare: sarà un Natale diverso però può essere comunque un bel Natale, con la prospettiva che poi arriverà la primavera e con essa il vaccino e si potrà ricominciare a vedere il sole”.

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