
L’industria manifatturiera ticinese nell’ultimo quarto del 2013, come già segnalato nel periodo precedente, mantiene la rotta verso un lido più sereno dopo oltre un anno di navigazione in acque turbolente. I livelli di produzione sono in lieve rialzo, ma il settore soffre ancora il mancato impulso deciso e duraturo proveniente dagli ordinativi per avviare i motori della ripresa.All’orizzonte si profila un generale miglioramento soprattutto per quanto riguarda l’industria d’esportazione. Miglioramenti che non sembrerebbero risparmiare possibili ridimensionamenti nei livelli di personale.
Sono queste, in breve, le conclusioni dell'Indagine congiunturale attività manifatturiere in Ticino nel quarto trimestre 2013 e in gennaio 2014, pubblicata oggi dall'Ufficio di statistica.
Ma se il quadro congiunturale può far trasparire un'uscita dalla tempesta, a destare nuove preoccupazioni è il voto elvetico sull'immigrazione di massa.
"Proprio quando le acque si stavano quietando, ecco che una decisione popolare - quella a favore di un contingentamento della manodopera estera - ricrea una situazione che di per sé non è problematica se non fosse per la latente incertezza che induce" commenta il direttore dell'AITI Stefano Modenini. "L'incertezza tocca il nervo di alcune imprese, storicamente costrette a ricorrere a personale da oltre confine."
"All'incertezza sono legate molte decisioni degli imprenditori, in particolare quelle relative agli investimenti" prosegue Modenini. "Questi ultimi rischiano ora di subire un contraccolpo che potrebbe ripercuotersi a medio termine sull'occupazione nel settore. Come diceva Keynes, per prevedere il futuro non è determinante la situazione attuale - per una volta in ripresa - ma sono più importanti le aspettative degli imprenditori. Quelle, però, da tempo sono dettate da un'incertezza persistente."
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