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Ticino
L’incognita dei cani ucraini
Immagine Ticinonews
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Daniele Coroneo
4 anni fa
Un cane o un gatto proveniente dall’Ucraina dovrebbe, in certi casi, essere sottoposto a isolamento per contenere il rischio di rabbia. Berna sta facendo un’eccezione visto l’afflusso di rifugiati, ma in Ticino alla yorkshire Melissa era stato intimato l’isolamento

Melissa, una yorkshire terrier di due anni, è attualmente ospite, con i suoi padroni fuggiti dall’Ucraina, di una famiglia del Luganese. Al suo arrivo in Svizzera, l’Ufficio del veterinario cantonale ha predisposto nei suoi confronti un periodo di isolamento di circa tre mesi. Contro questa decisione, i proprietari hanno però presentato ricorso, a cui il Consiglio di Stato ha concesso ieri un effetto sospensivo.

Rabbia
Visto il grande flusso di rifugiati ucraini, la Confederazione ha deciso nelle scorse settimane di allentare le misure sanitarie che concernono cani e gatti provenienti dall’Ucraina. “Questo allentamento riguarda anche l’isolamento, che viene a cadere anche nel caso in cui l’animale non sia vaccinato contro la rabbia o non abbia il microchip”, precisa l’autore del ricorso, l’avvocato Christopher Jackson dell’Associazione tutela e difesa animali (Atda). Perché il convitato di pietra in questa vicenda è proprio la rabbia, malattia ancora presente nel Paese dell’Est Europa. L’isolamento che solitamente si applica, a certe condizioni (stato vaccinale in primis), a cani e gatti che provengono dall’Ucraina deve infatti impedire che il morbo, mortale per l’uomo, possa fare capolino nella Confederazione, dove è stato debellato.

Contrario a una direttiva federale
Secondo l’avvocato Jackson, l’ordine di isolamento imposto dall’Ufficio del veterinario cantonale non era tuttavia legittimo, in quanto contrario alla direttiva federale che ha stabilito il temporaneo allentamento delle misure sanitarie per gli animali domestici provenienti dall’Ucraina. “Seppure solo superficiale e provvisoria, quella del Consiglio di Stato è una prima pronuncia che ci dice che, di principio, questa direttiva federale deve essere rispettata anche in Ticino”.

Un problema che rimane
Resta comunque che il cambiamento di procedura non cancella il rischio di rabbia importata dall’Ucraina. “Qui occorre però soppesare l’interesse della salute pubblica con quello del rifugiato, che rischia di vedersi separato dal proprio animale domestico per un periodo che può superare i tre mesi”, commenta Jackson. “Ricordo che questa valutazione è già stata compiuta dall’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria, che ha concluso che il rischio sanitario per la popolazione è solo moderato”.

L’isolamento
In linea di massima, i costi dell’isolamento dell’animale sono a carico del proprietario. In questo caso, sarebbero stati assunti direttamente dal Cantone. Al di là dei costi finanziari generati da un isolamento presso una struttura apposita, questa pratica può avere degli effetti sul benessere dell’animale, specialmente in tenera età.

Rischio da non sottovalutare
Da noi raggiunto, l’Ufficio del veterinario cantonale non ha voluto commentare il caso specifico, affermando comunque di essersi chinato su alcune decine di casi di animali domestici di proprietà di ucraini giunti in Ticino. Tuttavia, nel contesto attuale, l’Ufficio invita a non sottovalutare il rischio sanitario per la popolazione rappresentato da cani e gatti provenienti da Paesi dove circola la rabbia.

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