Politica
L’imposta di circolazione divide la Gestione
© CdT/Gabriele Putzu
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16 giorni fa
Per gli iniziativisti è inaccettabile che l’imposta aumenti di un +13% rispetto a quanto previsto. I socialisti rimangono fermi su alcuni punti, mentre i liberali propongono che entri in vigore così come è stata votata.

Nuvole decisamente temporalesche si stanno addensando sopra la Commissione della gestione e delle finanze. Entro sette giorni i partiti devono trovare la quadra del cerchio sia sul nuovo calcolo dell’imposta di circolazione sia sul preventivo 2023. Le trattative sono febbrili, i veti incrociati dietro l’angolo e un accordo di massima pare ancora lontano.

Le posizioni degli iniziativisti

Per quanto concerne l’imposta di circolazione, sul tavolo, lo ricordiamo, c’è la proposta del Governo. Una proposta che ha il pregio di correggere alcune ‘storture’ del testo votato dal popolo. Dall’altro lato, però, ha un grande difetto, almeno secondo gli iniziativisti: aumenta l’imposta di un +13% rispetto a quanto previsto. Una mossa inaccettabile per il Centro, la Lega e l’UDC, che in Gran consiglio marceranno compatti. “Significherebbe aumentare del 13% le imposte a chi ha un’auto più vecchia del 2009 e diminuire il ‘guadagno’, chiamiamolo così, di tutte le altre auto del 13%, e questo è inaccettabile”, afferma ai microfoni di Ticinonews il centrista Fiorenzo Dadò. “Come Lega riteniamo che il volere popolare non debba essere discusso”, precisa Michele Guerra. “In questo caso ci siamo resi conto che il testo votato ha dei piccoli problemi che devono essere sanati, e così faremo, con l’obiettivo di applicare nel grado massimo quanto deciso dal popolo”.

Il Ps non ci sta

Dall’altro parte troviamo il partito socialista, che in linea di massima sarebbe disposto a sposare quanto proposto dal Consiglio di Stato. Andrebbe infatti incontro ad alcune proposte degli iniziativisti, ma non a tutte. “Quello che non ci va bene è che gli iniziativisti vogliano scendere a un gettito complessivo che si aggira attorno ai 77-78 milioni”, afferma il capogruppo Ivo Durisch. “In una situazione di fragilità delle finanze questo non è sostenibile.

I liberali

Ci sono infine i liberali radicali, che non stanno né con il governo né con gli iniziativisti. “Avevamo detto che il dossier non era pronto per andare al voto. C’è stata tuttavia una votazione popolare e va rispettata”, commenta la capogruppo Alessandra Gianella. “Da gennaio dovrà quindi esserci un abbassamento delle imposte”. La proposta del Governo “arriva un po’ in ritardo e, soprattutto, chiede di correggere per un anno e poi di correggere nuovamente l’anno prossimo. Secondo noi mettere un cerotto per poi applicarne un altro non ha senso”. Di conseguenza, “che entri in vigore così come è stata votata dal popolo”.

L’impatto sul preventivo

La conseguenza di un Parlamento tanto frammentato è che alla fine nessuna proposta avrà la maggioranza. A gennaio entrerà dunque in vigore il testo conforme votato dai ticinesi, difetti compresi. Un’eventualità che rischia di ripercuotersi a cascata anche sul preventivo. “Se l’imposta di circolazione, così come è stata votata, non dovesse passare lo scoglio parlamentare, credo che il mio partito non sarà d’accordo di portare il preventivo in aula. Chi in Parlamento non approverà quanto proposto dal nostro rapporto dovrà prendersi le proprie responsabilità di fronte alla popolazione ticinese”, conclude Dadò.

 

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