
In questi due anni il ruolo della Protezione civile è divenuto centrale al fine di sostenere e supportare il sistema sanitario, ma non solo, nella gestione della situazione pandemica. Ieri, 31 marzo, si è conclusa la terza mobilitazione voluta dal Consiglio federale, che ha rappresentato un’occasione per stilare un bilancio di questi due anni. Ryan Pedevilla, caposezione del militare e della protezione civile, ha spiegato ai microfoni di Ticinonews come e in quale misura il loro intervento sia stato determinante.
La più grande e lunga mobilitazione della storia
560'000 giorni di servizio e 41'000 militi prestati: sono queste le forze messe in campo dalla Protezione civile in Svizzera da febbraio 2020 ad oggi, facendola diventare la più grande e lunga mobilitazione della sua storia. Un impiego ordinato dal Consiglio federale per fare fronte alla pandemia di Covid-19, giunta al termine proprio nella giornata di ieri. Due anni intensi quindi, in cui il ruolo della Protezione civile è passato in primo piano, come spiegato da Pedevilla: “In effetti dall’inizio dell’attivazione del Covid l’intervento della Protezione civile è stato determinante per fare in modo che in Cantoni si sapessero organizzare e rinforzassero il dispositivo sanitario”. In Ticino i giorni di servizio a fine 2021 hanno toccato quota 33'000, commenta Pedevilla, specificando che la cifra riguarda “il numero di militi disponibili e le operazioni effettuate”.
Attività ordinaria messa da parte
La prima ondata ha visto in prima linea la Protezione civile a sostegno degli ospedali e delle case anziani nei compiti di assistenza, triage e trasporto, mentre successivamente per realizzare e gestire i centri di test e vaccinazioni. Dovendo così tralasciare l’ordinaria attività, come spiegato dal comandante della protezione civile del Mendrisiotto Marco Quattropani: “Devo dire che con la capacità di uomini che abbiamo a disposizione nella regione Mendrisiotto – circa 700 militi incorporati – siamo riusciti a far fronte a questa emergenza dedicando soprattutto personale professionista e di milizia”.
Principio di sussidiarietà
“Non si va a sostituire qualcosa, ma si va a rinforzare e supportare dapprima tramite la riserva strategica del Cantone, quindi la protezione civile. In seguito” spiega ancora Pedevilla “nel caso in cui le attività fossero differenziate e i mezzi non fossero sufficienti, si va a chiedere l’intervento dell’esercito”. Ma se la terza e ultima mobilitazione causa Covid è terminata ieri, ad impegnare nuovamente in modo straordinario la Protezione civile ora è la guerra in Ucraina e la relativa gestione dei profughi.
Dalla pandemia alla guerra
“Si pensava che la pandemia fosse finita e che quindi avremmo avuto il tempo di tirare il fiato” dice Quattropani. “Questa guerra ci vede però impegnati su più fronti con del personale attivo sette giorni su sette, soprattutto di milizia”. Se durante la pandemia, in particolare durante il lockdown, i corsi di formazione erano stati temporaneamente sospesi, spiega Quattropani, “adesso ci troviamo confrontati sia a questa emergenza sia alla nostra normale attività, che sta andando avanti”. Ieri al posto di comando di Mendrisio-Penate, contemporaneamente a un corso di formazione, si stava infatti tenendo un intervento nell’ambito dell’emergenza profughi, dove “siamo impegnati nel centro regionale di Arzo con una quindicina di militi attivi tutta la settimana nell’accoglienza di queste persone, nell’attesa che vengano poi distribuite sul territorio o dato loro un appartamento definitivo”, conclude Quattropani.
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