
Nessun clamoroso misfatto, nulla di evidente rilevanza penale. Insomma nessun colpo del KO né per Ludwig Grosa né per il vecchio municipio di Bissone. La perizia commissionata dal Ministero Pubblico per far luce su una serie di sospette irregolarità durante i lavori di ristrutturazione del lido comunale, i cui dettagli sono stati svelati da TeleTicino, non inchioda i protagonisti dell’inchiesta; ma nemmeno li assolve. Perché tra il 2010 e il 2011 certamente si sono verificate alcune anomalie e irregolarità. Del resto, se il municipio avesse rispettato minuziosamente l’iter previsto, avrebbe dovuto ritardare di uno o due anni l’inaugurazione del lido. Anche il Consiglio di Stato, esortato a suon di denunce dal Gruppo Socialista e Indipendenti di Bissone ad intervenire nei confronti del municipio guidato dall’allora sindaco Ludwig Grosa, aveva segnalato situazioni irregolari. Ma il Governo, prima di determinare eventuali sanzioni, attende l’esito delle istruttorie penali a carico di Grosa, della vicesindaco sospesa Daniela Marazzi Fontana e del segretario comunale. E proprio ai fini dell’inchiesta rappresenta un importante tassello la perizia commissionata dal ministero pubblico alla SUPSI. Il rapporto recentemente è stato consegnato alle parti: la procuratrice a capo dell’inchiesta Fiorenza Bergomi e gli avvocati difensori Filippo Ferrari e Maria Galliani. Si tratta di una valutazione ad ampio raggio sul rispetto dell’iter, sulla correttezza degli appalti e delle fatture emesse, a caccia di eventuali prezzi gonfiati o altre irregolarità. Ebbene, come detto, alcune anomalie effettivamente emergono, così come alcune incongruenze tra le opere realizzate e la documentazione contabile. Il caso forse più controverso riguarda la sostituzione dei filtri per l’acqua: 4 filtri, offerti da una ditta a 120mila franchi. Alla fine ne sono stati utilizzati solo due, ma il prezzo è rimasto invariato a 120mila franchi. I periti durante i sopralluoghi hanno riscontrato anche dei difetti nella realizzazione di alcune opere: ad esempio l’acciaio utilizzato a bordo vasca presenta già alcuni segni di corrosione, quindi è stato utilizzato il materiale sbagliato. Ma nel complesso la struttura è a norma. Quanto alla documentazione contabile, non sempre cristallina, il perito fa notare che le incongruenze relative ai prezzi, alle forniture di materiale e alle prestazioni potevano, anzi dovevano essere discusse con la direzione lavori almeno in fase di liquidazione. Fin qui dunque l’esito della perizia che il Ministero Pubblico ha commissionato alla SUPSI. Un documento che andrà certamente approfondito. “Anche se non emerge un’evidente rilevanza penale, commenta l’avvocato Galliani, questo rapporto va preso seriamente in considerazione e il ministero pubblico sarà chiamato a chinarsi ancora su questa perizia”.Matteo Bernasconi
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