
Poco più di quarant’anni, precedentemente impiegato nel settore terziario, straniero e con famiglia. È questo il profilo standard del disoccupato ticinese che traccia il domenicale il caffè sulla base dei dati della Sezione del lavoro. Un’analisi che comprende 10mila persone senza lavoro nel cantone e con un tasso di disoccupazione che nel mese di gennaio è salito al 5,1%. Dall’osservazione dei dati risulta che due terzi dei senza lavoro sono equamente rappresentati tra uomini e donne, tra svizzeri e stranieri. Questi ultimi però sono in proporzione nettamente di più considerando il fatto che il loro numero è inferiore alla popolazione ticinese. Quasi nove stranieri su cento non hanno infatti un impiego mentre gli svizzeri sono meno di quattro su cento.La fascia d’età compresa tra i 30 e 40 anni è quella colpita di più, rappresenta infatti la metà dei disoccupati. Il problema, oltre che trovare lavoro, è qui anche quello di ricollocarsi in un incarico già ricoperto nel precedente lavoro. Le persone che hanno cambiato più volte il loro lavoro nel corso degli anni hanno paradossalmente meno difficoltà a trovarne un altro rispetto a chi per anni ha svolto sempre la stessa attività. A questo si aggiunge la situazione famigliare e il legame al territorio che potrebbero impedire trasferimenti o cambiamenti nei tempi di lavoro. Questo problema tocca anche gente della terza età. Sono oltre 1600 in Ticino le persone over 50. Chi dimostra più versatilità nell’affrontare nuovi impegni e adattarsi, viene premiato. Sergio Montorfani, capo dell’Ufficio di collocamento, ha commentato al caffè che non è il tasso di disoccupazione generale che spaventa poiché situazioni analoghe o addirittura peggiori sono state già vissute. Il problema è un altro, spiega: “Il timore, piuttosto, è non avere strumenti per fare previsioni; che questo inizio di crisi riservi percentuali di ben altro tenore”.
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