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Licenziate dopo la maternità: "Una ventina di casi all'anno"
Licenziate dopo la maternità: "Una ventina di casi all'anno"
Licenziate dopo la maternità: "Una ventina di casi all'anno"
Redazione
8 anni fa
In 10 anni i licenziamenti ai danni di madri lavoratrici sono aumentati. Il consultorio: "Non ci sono più scrupoli"

“Di donne licenziate dopo la maternità ne vediamo parecchie, soprattutto al secondo e al terzo figlio”. A parlare è l’avvocato Nora Jardini, patrocinatrice della mamma ticinese lasciata a casa dopo la nascita del terzo figlio, che ha vinto in Appello dopo una battaglia legale durata 4 lunghi anni (vedi articolo suggerito).

“Trattiamo una ventina di casi all’anno”, spiega l’avvocato del Consultorio giuridico donna e lavoro, che offre servizi di consulenze per questioni riguardanti la parità, la conciliabilità famiglia e lavoro dei dipendenti e dei diritti dei lavoratori. “I casi sono cresciuti negli ultimi dieci anni. Solo una quindicina di anni fa non si vedeva nulla di simile. Ora capitano licenziamenti anche in gravidanza. Non c’è più mancanza di scrupoli” sottolinea Jardini, che adduce l’aumento dei casi alla crisi economica e in generale alle difficoltà nel mondo del lavoro. "C’è anche un luogo comune, secondo cui le lavoratrici madri non sono buone lavoratrici".

Ma la giurisprudenza parla chiaro: "La legge sulla parità sancisce che ogni licenziamento dovuto a questioni legate al sesso, come lo è il caso legato alla gravidanza, è discriminatorio. Il Codice delle obbligazioni inoltre prevede 16 settimane di protezione dal rientro della maternità. In questo periodo il licenziamento è nullo e non ha nessun effetto giuridico”.

“Molto spesso sono le donne stesse a non conoscere i propri diritti”, aggiunge Jardini, che consiglia di non accettare offerte di scioglimento del contratto di lavoro, come avvenuto nel caso della sua cliente, che ha rifiutato un'offerta di un mese di lavoro in più se firmava lo scioglimento del contratto. Meglio rivolgersi prima ai sindacati, ai consultori o agli avvocati per avere un quadro chiaro della situazione e conoscere i propri diritti.

Se da una parte sono aumentati i licenziamenti dopo il rientro dalla maternità, è anche cresciuto il numero di donne che si fanno valere, sottolinea Jardini: "La mia cliente è stata molto coraggiosa. Non ha accettato l’accordo del datore di lavoro e ha portato la questione davanti alla giustizia, nonostante il Pretore in prima istanza ci aveva dato torto. Ci vuole perseveranza”.

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